E io: <
de lo Spirito Santo, ch'e diffusa
in su le vecchie e 'n su le nuove cuoia,
e silogismo che la m'ha conchiusa
acutamente si, che 'nverso d'ella
ogne dimostrazion mi pare ottusa>>.
in su le vecchie e 'n su le nuove cuoia,
e silogismo che la m'ha conchiusa
acutamente si, che 'nverso d'ella
ogne dimostrazion mi pare ottusa>>.
Dante - La Divina Commedia
S'elli ama bene e bene spera e crede,
non t'e occulto, perche 'l viso hai quivi
dov' ogne cosa dipinta si vede;
ma perche questo regno ha fatto civi
per la verace fede, a gloriarla,
di lei parlare e ben ch'a lui arrivi>>.
Si come il baccialier s'arma e non parla
fin che 'l maestro la question propone,
per approvarla, non per terminarla,
cosi m'armava io d'ogne ragione
mentre ch'ella dicea, per esser presto
a tal querente e a tal professione.
<<Di, buon Cristiano, fatti manifesto:
fede che e? >>. Ond' io levai la fronte
in quella luce onde spirava questo;
poi mi volsi a Beatrice, ed essa pronte
sembianze femmi perch' io spandessi
l'acqua di fuor del mio interno fonte.
<<La Grazia che mi da ch'io mi confessi>>,
comincia' io, <<da l'alto primipilo,
faccia li miei concetti bene espressi>>.
E seguitai: <<Come 'l verace stilo
ne scrisse, padre, del tuo caro frate
che mise teco Roma nel buon filo,
fede e sustanza di cose sperate
e argomento de le non parventi;
e questa pare a me sua quiditate>>.
Allora udi': <<Dirittamente senti,
se bene intendi perche la ripuose
tra le sustanze, e poi tra li argomenti>>.
E io appresso: <<Le profonde cose
che mi largiscon qui la lor parvenza,
a li occhi di la giu son si ascose,
che l'esser loro v'e in sola credenza,
sopra la qual si fonda l'alta spene;
e pero di sustanza prende intenza.
E da questa credenza ci convene
silogizzar, sanz' avere altra vista:
pero intenza d'argomento tene>>.
Allora udi': <<Se quantunque s'acquista
giu per dottrina, fosse cosi 'nteso,
non li avria loco ingegno di sofista>>.
Cosi spiro di quello amore acceso;
indi soggiunse: <<Assai bene e trascorsa
d'esta moneta gia la lega e 'l peso;
ma dimmi se tu l'hai ne la tua borsa>>.
Ond' io: <<Si ho, si lucida e si tonda,
che nel suo conio nulla mi s'inforsa>>.
Appresso usci de la luce profonda
che li splendeva: <<Questa cara gioia
sopra la quale ogne virtu si fonda,
onde ti venne? >>.
E io: <
in su le vecchie e 'n su le nuove cuoia,
e silogismo che la m'ha conchiusa
acutamente si, che 'nverso d'ella
ogne dimostrazion mi pare ottusa>>.
Io udi' poi: <<L'antica e la novella
proposizion che cosi ti conchiude,
perche l'hai tu per divina favella? >>.
E io: <<La prova che 'l ver mi dischiude,
son l'opere seguite, a che natura
non scalda ferro mai ne batte incude>>.
Risposto fummi: <<Di, chi t'assicura
che quell' opere fosser? Quel medesmo
che vuol provarsi, non altri, il ti giura>>.
<<Se 'l mondo si rivolse al cristianesmo>>,
diss' io, <<sanza miracoli, quest' uno
e tal, che li altri non sono il centesmo:
che tu intrasti povero e digiuno
in campo, a seminar la buona pianta
che fu gia vite e ora e fatta pruno>>.
Finito questo, l'alta corte santa
risono per le spere un 'Dio laudamo'
ne la melode che la su si canta.
E quel baron che si di ramo in ramo,
essaminando, gia tratto m'avea,
che a l'ultime fronde appressavamo,
ricomincio: <<La Grazia, che donnea
con la tua mente, la bocca t'aperse
infino a qui come aprir si dovea,
si ch'io approvo cio che fuori emerse;
ma or convien espremer quel che credi,
e onde a la credenza tua s'offerse>>.
<<O santo padre, e spirito che vedi
cio che credesti si, che tu vincesti
ver' lo sepulcro piu giovani piedi>>,
comincia' io, <<tu vuo' ch'io manifesti
la forma qui del pronto creder mio,
e anche la cagion di lui chiedesti.
E io rispondo: Io credo in uno Dio
solo ed etterno, che tutto 'l ciel move,
non moto, con amore e con disio;
e a tal creder non ho io pur prove
fisice e metafisice, ma dalmi
anche la verita che quinci piove
per Moise, per profeti e per salmi,
per l'Evangelio e per voi che scriveste
poi che l'ardente Spirto vi fe almi;
e credo in tre persone etterne, e queste
credo una essenza si una e si trina,
che soffera congiunto 'sono' ed 'este'.
De la profonda condizion divina
ch'io tocco mo, la mente mi sigilla
piu volte l'evangelica dottrina.
Quest' e 'l principio, quest' e la favilla
che si dilata in fiamma poi vivace,
e come stella in cielo in me scintilla>>.
Come 'l segnor ch'ascolta quel che i piace,
da indi abbraccia il servo, gratulando
per la novella, tosto ch'el si tace;
cosi, benedicendomi cantando,
tre volte cinse me, si com' io tacqui,
l'appostolico lume al cui comando
io avea detto: si nel dir li piacqui!
Paradiso ? Canto XXV
Se mai continga che 'l poema sacro
al quale ha posto mano e cielo e terra,
si che m'ha fatto per molti anni macro,
vinca la crudelta che fuor mi serra
del bello ovile ov' io dormi' agnello,
nimico ai lupi che li danno guerra;
con altra voce omai, con altro vello
ritornero poeta, e in sul fonte
del mio battesmo prendero 'l cappello;
pero che ne la fede, che fa conte
l'anime a Dio, quivi intra' io, e poi
Pietro per lei si mi giro la fronte.