E se le
fantasie
nostre son basse
a tanta altezza, non e maraviglia;
che sopra 'l sol non fu occhio ch'andasse.
a tanta altezza, non e maraviglia;
che sopra 'l sol non fu occhio ch'andasse.
Dante - La Divina Commedia
La tua citta, che di colui e pianta
che pria volse le spalle al suo fattore
e di cui e la 'nvidia tanto pianta,
produce e spande il maladetto fiore
c'ha disviate le pecore e li agni,
pero che fatto ha lupo del pastore.
Per questo l'Evangelio e i dottor magni
son derelitti, e solo ai Decretali
si studia, si che pare a' lor vivagni.
A questo intende il papa e ' cardinali;
non vanno i lor pensieri a Nazarette,
la dove Gabriello aperse l'ali.
Ma Vaticano e l'altre parti elette
di Roma che son state cimitero
a la milizia che Pietro seguette,
tosto libere fien de l'avoltero>>.
Paradiso ? Canto X
Guardando nel suo Figlio con l'Amore
che l'uno e l'altro etternalmente spira,
lo primo e ineffabile Valore
quanto per mente e per loco si gira
con tant' ordine fe, ch'esser non puote
sanza gustar di lui chi cio rimira.
Leva dunque, lettore, a l'alte rote
meco la vista, dritto a quella parte
dove l'un moto e l'altro si percuote;
e li comincia a vagheggiar ne l'arte
di quel maestro che dentro a se l'ama,
tanto che mai da lei l'occhio non parte.
Vedi come da indi si dirama
l'oblico cerchio che i pianeti porta,
per sodisfare al mondo che li chiama.
Che se la strada lor non fosse torta,
molta virtu nel ciel sarebbe in vano,
e quasi ogne potenza qua giu morta;
e se dal dritto piu o men lontano
fosse 'l partire, assai sarebbe manco
e giu e su de l'ordine mondano.
Or ti riman, lettor, sovra 'l tuo banco,
dietro pensando a cio che si preliba,
s'esser vuoi lieto assai prima che stanco.
Messo t'ho innanzi: omai per te ti ciba;
che a se torce tutta la mia cura
quella materia ond' io son fatto scriba.
Lo ministro maggior de la natura,
che del valor del ciel lo mondo imprenta
e col suo lume il tempo ne misura,
con quella parte che su si rammenta
congiunto, si girava per le spire
in che piu tosto ognora s'appresenta;
e io era con lui; ma del salire
non m'accors' io, se non com' uom s'accorge,
anzi 'l primo pensier, del suo venire.
E Beatrice quella che si scorge
di bene in meglio, si subitamente
che l'atto suo per tempo non si sporge.
Quant' esser convenia da se lucente
quel ch'era dentro al sol dov' io entra'mi,
non per color, ma per lume parvente!
Perch' io lo 'ngegno e l'arte e l'uso chiami,
si nol direi che mai s'imaginasse;
ma creder puossi e di veder si brami.
E se le fantasie nostre son basse
a tanta altezza, non e maraviglia;
che sopra 'l sol non fu occhio ch'andasse.
Tal era quivi la quarta famiglia
de l'alto Padre, che sempre la sazia,
mostrando come spira e come figlia.
E Beatrice comincio: <<Ringrazia,
ringrazia il Sol de li angeli, ch'a questo
sensibil t'ha levato per sua grazia>>.
Cor di mortal non fu mai si digesto
a divozione e a rendersi a Dio
con tutto 'l suo gradir cotanto presto,
come a quelle parole mi fec' io;
e si tutto 'l mio amore in lui si mise,
che Beatrice eclisso ne l'oblio.
Non le dispiacque; ma si se ne rise,
che lo splendor de li occhi suoi ridenti
mia mente unita in piu cose divise.
Io vidi piu folgor vivi e vincenti
far di noi centro e di se far corona,
piu dolci in voce che in vista lucenti:
cosi cinger la figlia di Latona
vedem talvolta, quando l'aere e pregno,
si che ritenga il fil che fa la zona.
Ne la corte del cielo, ond' io rivegno,
si trovan molte gioie care e belle
tanto che non si posson trar del regno;
e 'l canto di quei lumi era di quelle;
chi non s'impenna si che la su voli,
dal muto aspetti quindi le novelle.
Poi, si cantando, quelli ardenti soli
si fuor girati intorno a noi tre volte,
come stelle vicine a' fermi poli,
donne mi parver, non da ballo sciolte,
ma che s'arrestin tacite, ascoltando
fin che le nove note hanno ricolte.
E dentro a l'un senti' cominciar: <<Quando
lo raggio de la grazia, onde s'accende
verace amore e che poi cresce amando,
multiplicato in te tanto resplende,
che ti conduce su per quella scala
u' sanza risalir nessun discende;
qual ti negasse il vin de la sua fiala
per la tua sete, in liberta non fora
se non com' acqua ch'al mar non si cala.
Tu vuo' saper di quai piante s'infiora
questa ghirlanda che 'ntorno vagheggia
la bella donna ch'al ciel t'avvalora.
Io fui de li agni de la santa greggia
che Domenico mena per cammino
u' ben s'impingua se non si vaneggia.
Questi che m'e a destra piu vicino,
frate e maestro fummi, ed esso Alberto
e di Cologna, e io Thomas d'Aquino.
Se si di tutti li altri esser vuo' certo,
di retro al mio parlar ten vien col viso
girando su per lo beato serto.
Quell' altro fiammeggiare esce del riso
di Grazian, che l'uno e l'altro foro
aiuto si che piace in paradiso.
L'altro ch'appresso addorna il nostro coro,
quel Pietro fu che con la poverella
offerse a Santa Chiesa suo tesoro.
La quinta luce, ch'e tra noi piu bella,
spira di tale amor, che tutto 'l mondo
la giu ne gola di saper novella:
entro v'e l'alta mente u' si profondo
saver fu messo, che, se 'l vero e vero,
a veder tanto non surse il secondo.