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pria che Beatrice discendesse al mondo,
fummo ordinate a lei per sue ancelle.
fummo ordinate a lei per sue ancelle.
Dante - La Divina Commedia
Ben ti dovevi, per lo primo strale
de le cose fallaci, levar suso
di retro a me che non era piu tale.
Non ti dovea gravar le penne in giuso,
ad aspettar piu colpo, o pargoletta
o altra novita con si breve uso.
Novo augelletto due o tre aspetta;
ma dinanzi da li occhi d'i pennuti
rete si spiega indarno o si saetta>>.
Quali fanciulli, vergognando, muti
con li occhi a terra stannosi, ascoltando
e se riconoscendo e ripentuti,
tal mi stav' io; ed ella disse: <<Quando
per udir se' dolente, alza la barba,
e prenderai piu doglia riguardando>>.
Con men di resistenza si dibarba
robusto cerro, o vero al nostral vento
o vero a quel de la terra di Iarba,
ch'io non levai al suo comando il mento;
e quando per la barba il viso chiese,
ben conobbi il velen de l'argomento.
E come la mia faccia si distese,
posarsi quelle prime creature
da loro aspersion l'occhio comprese;
e le mie luci, ancor poco sicure,
vider Beatrice volta in su la fiera
ch'e sola una persona in due nature.
Sotto 'l suo velo e oltre la rivera
vincer pariemi piu se stessa antica,
vincer che l'altre qui, quand' ella c'era.
Di penter si mi punse ivi l'ortica,
che di tutte altre cose qual mi torse
piu nel suo amor, piu mi si fe nemica.
Tanta riconoscenza il cor mi morse,
ch'io caddi vinto; e quale allora femmi,
salsi colei che la cagion mi porse.
Poi, quando il cor virtu di fuor rendemmi,
la donna ch'io avea trovata sola
sopra me vidi, e dicea: <<Tiemmi, tiemmi! >>.
Tratto m'avea nel fiume infin la gola,
e tirandosi me dietro sen giva
sovresso l'acqua lieve come scola.
Quando fui presso a la beata riva,
'Asperges me' si dolcemente udissi,
che nol so rimembrar, non ch'io lo scriva.
La bella donna ne le braccia aprissi;
abbracciommi la testa e mi sommerse
ove convenne ch'io l'acqua inghiottissi.
Indi mi tolse, e bagnato m'offerse
dentro a la danza de le quattro belle;
e ciascuna del braccio mi coperse.
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fummo ordinate a lei per sue ancelle.
Merrenti a li occhi suoi; ma nel giocondo
lume ch'e dentro aguzzeranno i tuoi
le tre di la, che miran piu profondo>>.
Cosi cantando cominciaro; e poi
al petto del grifon seco menarmi,
ove Beatrice stava volta a noi.
Disser: <<Fa che le viste non risparmi;
posto t'avem dinanzi a li smeraldi
ond' Amor gia ti trasse le sue armi>>.
Mille disiri piu che fiamma caldi
strinsermi li occhi a li occhi rilucenti,
che pur sopra 'l grifone stavan saldi.
Come in lo specchio il sol, non altrimenti
la doppia fiera dentro vi raggiava,
or con altri, or con altri reggimenti.
Pensa, lettor, s'io mi maravigliava,
quando vedea la cosa in se star queta,
e ne l'idolo suo si trasmutava.
Mentre che piena di stupore e lieta
l'anima mia gustava di quel cibo
che, saziando di se, di se asseta,
se dimostrando di piu alto tribo
ne li atti, l'altre tre si fero avanti,
danzando al loro angelico caribo.
<<Volgi, Beatrice, volgi li occhi santi>>,
era la sua canzone, <<al tuo fedele
che, per vederti, ha mossi passi tanti!
Per grazia fa noi grazia che disvele
a lui la bocca tua, si che discerna
la seconda bellezza che tu cele>>.
O isplendor di viva luce etterna,
chi palido si fece sotto l'ombra
si di Parnaso, o bevve in sua cisterna,
che non paresse aver la mente ingombra,
tentando a render te qual tu paresti
la dove armonizzando il ciel t'adombra,
quando ne l'aere aperto ti solvesti?
Purgatorio ? Canto XXXII
Tant' eran li occhi miei fissi e attenti
a disbramarsi la decenne sete,
che li altri sensi m'eran tutti spenti.
Ed essi quinci e quindi avien parete
di non caler--cosi lo santo riso
a se traeli con l'antica rete! --;
quando per forza mi fu volto il viso
ver' la sinistra mia da quelle dee,
perch' io udi' da loro un <<Troppo fiso! >>;
e la disposizion ch'a veder ee
ne li occhi pur teste dal sol percossi,
sanza la vista alquanto esser mi fee.