Pur Virgilio si trasse a lei, pregando
che ne mostrasse la miglior salita;
e quella non rispuose al suo dimando,
ma di nostro paese e de la vita
ci 'nchiese; e 'l dolce duca incominciava
<
Tal era io in quella turba spessa,
volgendo a loro, e qua e la, la faccia,
e promettendo mi sciogliea da essa.
Quiv' era l'Aretin che da le braccia
fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte,
e l'altro ch'annego correndo in caccia.
Quivi pregava con le mani sporte
Federigo Novello, e quel da Pisa
che fe parer lo buon Marzucco forte.
Vidi conte Orso e l'anima divisa
dal corpo suo per astio e per inveggia,
com' e' dicea, non per colpa commisa;
Pier da la Broccia dico; e qui proveggia,
mentr' e di qua, la donna di Brabante,
si che pero non sia di peggior greggia.
Come libero fui da tutte quante
quell' ombre che pregar pur ch'altri prieghi,
si che s'avacci lor divenir sante,
io cominciai: <<El par che tu mi nieghi,
o luce mia, espresso in alcun testo
che decreto del cielo orazion pieghi;
e questa gente prega pur di questo:
sarebbe dunque loro speme vana,
o non m'e 'l detto tuo ben manifesto? >>.
Ed elli a me: <<La mia scrittura e piana;
e la speranza di costor non falla,
se ben si guarda con la mente sana;
che cima di giudicio non s'avvalla
perche foco d'amor compia in un punto
cio che de' sodisfar chi qui s'astalla;
e la dov' io fermai cotesto punto,
non s'ammendava, per pregar, difetto,
perche 'l priego da Dio era disgiunto.
Veramente a cosi alto sospetto
non ti fermar, se quella nol ti dice
che lume fia tra 'l vero e lo 'ntelletto.
Non so se 'ntendi: io dico di Beatrice;
tu la vedrai di sopra, in su la vetta
di questo monte, ridere e felice>>.
E io: <<Segnore, andiamo a maggior fretta,
che gia non m'affatico come dianzi,
e vedi omai che 'l poggio l'ombra getta>>.
<<Noi anderem con questo giorno innanzi>>,
rispuose, <<quanto piu potremo omai;
ma 'l fatto e d'altra forma che non stanzi.
Prima che sie la su, tornar vedrai
colui che gia si cuopre de la costa,
si che ' suoi raggi tu romper non fai.
Ma vedi la un'anima che, posta
sola soletta, inverso noi riguarda:
quella ne 'nsegnera la via piu tosta>>.
Venimmo a lei: o anima lombarda,
come ti stavi altera e disdegnosa
e nel mover de li occhi onesta e tarda!
Ella non ci dicea alcuna cosa,
ma lasciavane gir, solo sguardando
a guisa di leon quando si posa.
Pur Virgilio si trasse a lei, pregando
che ne mostrasse la miglior salita;
e quella non rispuose al suo dimando,
ma di nostro paese e de la vita
ci 'nchiese; e 'l dolce duca incominciava
<
.
.
>>, e l'ombra, tutta in se romita,
surse ver' lui del loco ove pria stava,
dicendo: <<O Mantoano, io son Sordello
de la tua terra! >>; e l'un l'altro abbracciava.
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!
Quell' anima gentil fu cosi presta,
sol per lo dolce suon de la sua terra,
di fare al cittadin suo quivi festa;
e ora in te non stanno sanza guerra
li vivi tuoi, e l'un l'altro si rode
di quei ch'un muro e una fossa serra.
Cerca, misera, intorno da le prode
le tue marine, e poi ti guarda in seno,
s'alcuna parte in te di pace gode.
Che val perche ti racconciasse il freno
Iustiniano, se la sella e vota?
Sanz' esso fora la vergogna meno.
Ahi gente che dovresti esser devota,
e lasciar seder Cesare in la sella,
se bene intendi cio che Dio ti nota,
guarda come esta fiera e fatta fella
per non esser corretta da li sproni,
poi che ponesti mano a la predella.
O Alberto tedesco ch'abbandoni
costei ch'e fatta indomita e selvaggia,
e dovresti inforcar li suoi arcioni,
giusto giudicio da le stelle caggia
sovra 'l tuo sangue, e sia novo e aperto,
tal che 'l tuo successor temenza n'aggia!
Ch'avete tu e 'l tuo padre sofferto,
per cupidigia di costa distretti,
che 'l giardin de lo 'mperio sia diserto.
Vieni a veder Montecchi e Cappelletti,
Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura:
color gia tristi, e questi con sospetti!
Vien, crudel, vieni, e vedi la pressura
d'i tuoi gentili, e cura lor magagne;
e vedrai Santafior com' e oscura!
Vieni a veder la tua Roma che piagne
vedova e sola, e di e notte chiama:
<<Cesare mio, perche non m'accompagne?
che ne mostrasse la miglior salita;
e quella non rispuose al suo dimando,
ma di nostro paese e de la vita
ci 'nchiese; e 'l dolce duca incominciava
<
Dante - La Divina Commedia
Tal era io in quella turba spessa,
volgendo a loro, e qua e la, la faccia,
e promettendo mi sciogliea da essa.
Quiv' era l'Aretin che da le braccia
fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte,
e l'altro ch'annego correndo in caccia.
Quivi pregava con le mani sporte
Federigo Novello, e quel da Pisa
che fe parer lo buon Marzucco forte.
Vidi conte Orso e l'anima divisa
dal corpo suo per astio e per inveggia,
com' e' dicea, non per colpa commisa;
Pier da la Broccia dico; e qui proveggia,
mentr' e di qua, la donna di Brabante,
si che pero non sia di peggior greggia.
Come libero fui da tutte quante
quell' ombre che pregar pur ch'altri prieghi,
si che s'avacci lor divenir sante,
io cominciai: <<El par che tu mi nieghi,
o luce mia, espresso in alcun testo
che decreto del cielo orazion pieghi;
e questa gente prega pur di questo:
sarebbe dunque loro speme vana,
o non m'e 'l detto tuo ben manifesto? >>.
Ed elli a me: <<La mia scrittura e piana;
e la speranza di costor non falla,
se ben si guarda con la mente sana;
che cima di giudicio non s'avvalla
perche foco d'amor compia in un punto
cio che de' sodisfar chi qui s'astalla;
e la dov' io fermai cotesto punto,
non s'ammendava, per pregar, difetto,
perche 'l priego da Dio era disgiunto.
Veramente a cosi alto sospetto
non ti fermar, se quella nol ti dice
che lume fia tra 'l vero e lo 'ntelletto.
Non so se 'ntendi: io dico di Beatrice;
tu la vedrai di sopra, in su la vetta
di questo monte, ridere e felice>>.
E io: <<Segnore, andiamo a maggior fretta,
che gia non m'affatico come dianzi,
e vedi omai che 'l poggio l'ombra getta>>.
<<Noi anderem con questo giorno innanzi>>,
rispuose, <<quanto piu potremo omai;
ma 'l fatto e d'altra forma che non stanzi.
Prima che sie la su, tornar vedrai
colui che gia si cuopre de la costa,
si che ' suoi raggi tu romper non fai.
Ma vedi la un'anima che, posta
sola soletta, inverso noi riguarda:
quella ne 'nsegnera la via piu tosta>>.
Venimmo a lei: o anima lombarda,
come ti stavi altera e disdegnosa
e nel mover de li occhi onesta e tarda!
Ella non ci dicea alcuna cosa,
ma lasciavane gir, solo sguardando
a guisa di leon quando si posa.
Pur Virgilio si trasse a lei, pregando
che ne mostrasse la miglior salita;
e quella non rispuose al suo dimando,
ma di nostro paese e de la vita
ci 'nchiese; e 'l dolce duca incominciava
<
surse ver' lui del loco ove pria stava,
dicendo: <<O Mantoano, io son Sordello
de la tua terra! >>; e l'un l'altro abbracciava.
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!
Quell' anima gentil fu cosi presta,
sol per lo dolce suon de la sua terra,
di fare al cittadin suo quivi festa;
e ora in te non stanno sanza guerra
li vivi tuoi, e l'un l'altro si rode
di quei ch'un muro e una fossa serra.
Cerca, misera, intorno da le prode
le tue marine, e poi ti guarda in seno,
s'alcuna parte in te di pace gode.
Che val perche ti racconciasse il freno
Iustiniano, se la sella e vota?
Sanz' esso fora la vergogna meno.
Ahi gente che dovresti esser devota,
e lasciar seder Cesare in la sella,
se bene intendi cio che Dio ti nota,
guarda come esta fiera e fatta fella
per non esser corretta da li sproni,
poi che ponesti mano a la predella.
O Alberto tedesco ch'abbandoni
costei ch'e fatta indomita e selvaggia,
e dovresti inforcar li suoi arcioni,
giusto giudicio da le stelle caggia
sovra 'l tuo sangue, e sia novo e aperto,
tal che 'l tuo successor temenza n'aggia!
Ch'avete tu e 'l tuo padre sofferto,
per cupidigia di costa distretti,
che 'l giardin de lo 'mperio sia diserto.
Vieni a veder Montecchi e Cappelletti,
Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura:
color gia tristi, e questi con sospetti!
Vien, crudel, vieni, e vedi la pressura
d'i tuoi gentili, e cura lor magagne;
e vedrai Santafior com' e oscura!
Vieni a veder la tua Roma che piagne
vedova e sola, e di e notte chiama:
<<Cesare mio, perche non m'accompagne?