Troppa e piu la paura ond' e sospesa
l'anima mia del tormento di sotto,
che gia lo 'ncarco di la giu mi pesa>>.
l'anima mia del tormento di sotto,
che gia lo 'ncarco di la giu mi pesa>>.
Dante - La Divina Commedia
<<O frate mio, ciascuna e cittadina
d'una vera citta; ma tu vuo' dire
che vivesse in Italia peregrina>>.
Questo mi parve per risposta udire
piu innanzi alquanto che la dov' io stava,
ond' io mi feci ancor piu la sentire.
Tra l'altre vidi un'ombra ch'aspettava
in vista; e se volesse alcun dir 'Come? ',
lo mento a guisa d'orbo in su levava.
<<Spirto>>, diss' io, <<che per salir ti dome,
se tu se' quelli che mi rispondesti,
fammiti conto o per luogo o per nome>>.
<<Io fui sanese>>, rispuose, <<e con questi
altri rimendo qui la vita ria,
lagrimando a colui che se ne presti.
Savia non fui, avvegna che Sapia
fossi chiamata, e fui de li altrui danni
piu lieta assai che di ventura mia.
E perche tu non creda ch'io t'inganni,
odi s'i' fui, com' io ti dico, folle,
gia discendendo l'arco d'i miei anni.
Eran li cittadin miei presso a Colle
in campo giunti co' loro avversari,
e io pregava Iddio di quel ch'e' volle.
Rotti fuor quivi e volti ne li amari
passi di fuga; e veggendo la caccia,
letizia presi a tutte altre dispari,
tanto ch'io volsi in su l'ardita faccia,
gridando a Dio: "Omai piu non ti temo! ",
come fe 'l merlo per poca bonaccia.
Pace volli con Dio in su lo stremo
de la mia vita; e ancor non sarebbe
lo mio dover per penitenza scemo,
se cio non fosse, ch'a memoria m'ebbe
Pier Pettinaio in sue sante orazioni,
a cui di me per caritate increbbe.
Ma tu chi se', che nostre condizioni
vai dimandando, e porti li occhi sciolti,
si com' io credo, e spirando ragioni? >>.
<<Li occhi>>, diss' io, <<mi fieno ancor qui tolti,
ma picciol tempo, che poca e l'offesa
fatta per esser con invidia volti.
Troppa e piu la paura ond' e sospesa
l'anima mia del tormento di sotto,
che gia lo 'ncarco di la giu mi pesa>>.
Ed ella a me: <<Chi t'ha dunque condotto
qua su tra noi, se giu ritornar credi? >>.
E io: <<Costui ch'e meco e non fa motto.
E vivo sono; e pero mi richiedi,
spirito eletto, se tu vuo' ch'i' mova
di la per te ancor li mortai piedi>>.
<<Oh, questa e a udir si cosa nuova>>,
rispuose, <<che gran segno e che Dio t'ami;
pero col priego tuo talor mi giova.
E cheggioti, per quel che tu piu brami,
se mai calchi la terra di Toscana,
che a' miei propinqui tu ben mi rinfami.
Tu li vedrai tra quella gente vana
che spera in Talamone, e perderagli
piu di speranza ch'a trovar la Diana;
ma piu vi perderanno li ammiragli>>.
Purgatorio ? Canto XIV
<<Chi e costui che 'l nostro monte cerchia
prima che morte li abbia dato il volo,
e apre li occhi a sua voglia e coverchia? >>.
<<Non so chi sia, ma so ch'e' non e solo;
domandal tu che piu li t'avvicini,
e dolcemente, si che parli, acco'lo>>.
Cosi due spirti, l'uno a l'altro chini,
ragionavan di me ivi a man dritta;
poi fer li visi, per dirmi, supini;
e disse l'uno: <<O anima che fitta
nel corpo ancora inver' lo ciel ten vai,
per carita ne consola e ne ditta
onde vieni e chi se'; che tu ne fai
tanto maravigliar de la tua grazia,
quanto vuol cosa che non fu piu mai>>.
E io: <<Per mezza Toscana si spazia
un fiumicel che nasce in Falterona,
e cento miglia di corso nol sazia.
Di sovr' esso rech' io questa persona:
dirvi ch'i' sia, saria parlare indarno,
che 'l nome mio ancor molto non suona>>.
<<Se ben lo 'ntendimento tuo accarno
con lo 'ntelletto>>, allora mi rispuose
quei che diceva pria, <<tu parli d'Arno>>.