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si consumo al consumar d'un stizzo,
non fora>>, disse, <
e se pensassi come, al vostro guizzo,
guizza dentro a lo specchio vostra image,
cio che par duro ti parrebbe vizzo.
non fora>>, disse, <
e se pensassi come, al vostro guizzo,
guizza dentro a lo specchio vostra image,
cio che par duro ti parrebbe vizzo.
Dante - La Divina Commedia
Poi, rallargati per la strada sola,
ben mille passi e piu ci portar oltre,
contemplando ciascun sanza parola.
<<Che andate pensando si voi sol tre? >>.
subita voce disse; ond' io mi scossi
come fan bestie spaventate e poltre.
Drizzai la testa per veder chi fossi;
e gia mai non si videro in fornace
vetri o metalli si lucenti e rossi,
com' io vidi un che dicea: <<S'a voi piace
montare in su, qui si convien dar volta;
quinci si va chi vuole andar per pace>>.
L'aspetto suo m'avea la vista tolta;
per ch'io mi volsi dietro a' miei dottori,
com' om che va secondo ch'elli ascolta.
E quale, annunziatrice de li albori,
l'aura di maggio movesi e olezza,
tutta impregnata da l'erba e da' fiori;
tal mi senti' un vento dar per mezza
la fronte, e ben senti' mover la piuma,
che fe sentir d'ambrosia l'orezza.
E senti' dir: <<Beati cui alluma
tanto di grazia, che l'amor del gusto
nel petto lor troppo disir non fuma,
esuriendo sempre quanto e giusto! >>.
Purgatorio ? Canto XXV
Ora era onde 'l salir non volea storpio;
che 'l sole avea il cerchio di merigge
lasciato al Tauro e la notte a lo Scorpio:
per che, come fa l'uom che non s'affigge
ma vassi a la via sua, che che li appaia,
se di bisogno stimolo il trafigge,
cosi intrammo noi per la callaia,
uno innanzi altro prendendo la scala
che per artezza i salitor dispaia.
E quale il cicognin che leva l'ala
per voglia di volare, e non s'attenta
d'abbandonar lo nido, e giu la cala;
tal era io con voglia accesa e spenta
di dimandar, venendo infino a l'atto
che fa colui ch'a dicer s'argomenta.
Non lascio, per l'andar che fosse ratto,
lo dolce padre mio, ma disse: <<Scocca
l'arco del dir, che 'nfino al ferro hai tratto>>.
Allor sicuramente apri' la bocca
e cominciai: <<Come si puo far magro
la dove l'uopo di nodrir non tocca? >>.
<
non fora>>, disse, <
e se pensassi come, al vostro guizzo,
guizza dentro a lo specchio vostra image,
cio che par duro ti parrebbe vizzo.
Ma perche dentro a tuo voler t'adage,
ecco qui Stazio; e io lui chiamo e prego
che sia or sanator de le tue piage>>.
<<Se la veduta etterna li dislego>>,
rispuose Stazio, <<la dove tu sie,
discolpi me non potert' io far nego>>.
Poi comincio: <<Se le parole mie,
figlio, la mente tua guarda e riceve,
lume ti fiero al come che tu die.
Sangue perfetto, che poi non si beve
da l'assetate vene, e si rimane
quasi alimento che di mensa leve,
prende nel core a tutte membra umane
virtute informativa, come quello
ch'a farsi quelle per le vene vane.
Ancor digesto, scende ov' e piu bello
tacer che dire; e quindi poscia geme
sovr' altrui sangue in natural vasello.
Ivi s'accoglie l'uno e l'altro insieme,
l'un disposto a patire, e l'altro a fare
per lo perfetto loco onde si preme;
e, giunto lui, comincia ad operare
coagulando prima, e poi avviva
cio che per sua matera fe constare.
Anima fatta la virtute attiva
qual d'una pianta, in tanto differente,
che questa e in via e quella e gia a riva,
tanto ovra poi, che gia si move e sente,
come spungo marino; e indi imprende
ad organar le posse ond' e semente.
Or si spiega, figliuolo, or si distende
la virtu ch'e dal cor del generante,
dove natura a tutte membra intende.
Ma come d'animal divegna fante,
non vedi tu ancor: quest' e tal punto,
che piu savio di te fe gia errante,
si che per sua dottrina fe disgiunto
da l'anima il possibile intelletto,
perche da lui non vide organo assunto.
Apri a la verita che viene il petto;
e sappi che, si tosto come al feto
l'articular del cerebro e perfetto,
lo motor primo a lui si volge lieto
sovra tant' arte di natura, e spira
spirito novo, di vertu repleto,
che cio che trova attivo quivi, tira
in sua sustanzia, e fassi un'alma sola,
che vive e sente e se in se rigira.
E perche meno ammiri la parola,
guarda il calor del sole che si fa vino,
giunto a l'omor che de la vite cola.
Quando Lachesis non ha piu del lino,
solvesi da la carne, e in virtute
ne porta seco e l'umano e 'l divino:
l'altre potenze tutte quante mute;
memoria, intelligenza e volontade
in atto molto piu che prima agute.
Sanza restarsi, per se stessa cade
mirabilmente a l'una de le rive;
quivi conosce prima le sue strade.
Tosto che loco li la circunscrive,
la virtu formativa raggia intorno
cosi e quanto ne le membra vive.
E come l'aere, quand' e ben piorno,
per l'altrui raggio che 'n se si reflette,
di diversi color diventa addorno;
cosi l'aere vicin quivi si mette
e in quella forma ch'e in lui suggella
virtualmente l'alma che ristette;
e simigliante poi a la fiammella
che segue il foco la 'vunque si muta,
segue lo spirto sua forma novella.