Tu dici: "Io veggio l'acqua, io veggio il foco,
l'aere e la terra e tutte lor misture
venire a corruzione, e durar poco;
e queste cose pur furon creature;
per che, se cio ch'e detto e stato vero,
esser dovrien da corruzion sicure".
l'aere e la terra e tutte lor misture
venire a corruzione, e durar poco;
e queste cose pur furon creature;
per che, se cio ch'e detto e stato vero,
esser dovrien da corruzion sicure".
Dante - La Divina Commedia
Questo decreto, frate, sta sepulto
a li occhi di ciascuno il cui ingegno
ne la fiamma d'amor non e adulto.
Veramente, pero ch'a questo segno
molto si mira e poco si discerne,
diro perche tal modo fu piu degno.
La divina bonta, che da se sperne
ogne livore, ardendo in se, sfavilla
si che dispiega le bellezze etterne.
Cio che da lei sanza mezzo distilla
non ha poi fine, perche non si move
la sua imprenta quand' ella sigilla.
Cio che da essa sanza mezzo piove
libero e tutto, perche non soggiace
a la virtute de le cose nove.
Piu l'e conforme, e pero piu le piace;
che l'ardor santo ch'ogne cosa raggia,
ne la piu somigliante e piu vivace.
Di tutte queste dote s'avvantaggia
l'umana creatura, e s'una manca,
di sua nobilita convien che caggia.
Solo il peccato e quel che la disfranca
e falla dissimile al sommo bene,
per che del lume suo poco s'imbianca;
e in sua dignita mai non rivene,
se non riempie, dove colpa vota,
contra mal dilettar con giuste pene.
Vostra natura, quando pecco tota
nel seme suo, da queste dignitadi,
come di paradiso, fu remota;
ne ricovrar potiensi, se tu badi
ben sottilmente, per alcuna via,
sanza passar per un di questi guadi:
o che Dio solo per sua cortesia
dimesso avesse, o che l'uom per se isso
avesse sodisfatto a sua follia.
Ficca mo l'occhio per entro l'abisso
de l'etterno consiglio, quanto puoi
al mio parlar distrettamente fisso.
Non potea l'uomo ne' termini suoi
mai sodisfar, per non potere ir giuso
con umiltate obediendo poi,
quanto disobediendo intese ir suso;
e questa e la cagion per che l'uom fue
da poter sodisfar per se dischiuso.
Dunque a Dio convenia con le vie sue
riparar l'omo a sua intera vita,
dico con l'una, o ver con amendue.
Ma perche l'ovra tanto e piu gradita
da l'operante, quanto piu appresenta
de la bonta del core ond' ell' e uscita,
la divina bonta che 'l mondo imprenta,
di proceder per tutte le sue vie,
a rilevarvi suso, fu contenta.
Ne tra l'ultima notte e 'l primo die
si alto o si magnifico processo,
o per l'una o per l'altra, fu o fie:
che piu largo fu Dio a dar se stesso
per far l'uom sufficiente a rilevarsi,
che s'elli avesse sol da se dimesso;
e tutti li altri modi erano scarsi
a la giustizia, se 'l Figliuol di Dio
non fosse umiliato ad incarnarsi.
Or per empierti bene ogne disio,
ritorno a dichiararti in alcun loco,
perche tu veggi li cosi com' io.
Tu dici: "Io veggio l'acqua, io veggio il foco,
l'aere e la terra e tutte lor misture
venire a corruzione, e durar poco;
e queste cose pur furon creature;
per che, se cio ch'e detto e stato vero,
esser dovrien da corruzion sicure".
Li angeli, frate, e 'l paese sincero
nel qual tu se', dir si posson creati,
si come sono, in loro essere intero;
ma li alimenti che tu hai nomati
e quelle cose che di lor si fanno
da creata virtu sono informati.
Creata fu la materia ch'elli hanno;
creata fu la virtu informante
in queste stelle che 'ntorno a lor vanno.
L'anima d'ogne bruto e de le piante
di complession potenziata tira
lo raggio e 'l moto de le luci sante;
ma vostra vita sanza mezzo spira
la somma beninanza, e la innamora
di se si che poi sempre la disira.
E quinci puoi argomentare ancora
vostra resurrezion, se tu ripensi
come l'umana carne fessi allora
che li primi parenti intrambo fensi>>.
Paradiso ? Canto VIII
Solea creder lo mondo in suo periclo
che la bella Ciprigna il folle amore
raggiasse, volta nel terzo epiciclo;
per che non pur a lei faceano onore
di sacrificio e di votivo grido
le genti antiche ne l'antico errore;
ma Dione onoravano e Cupido,
quella per madre sua, questo per figlio,
e dicean ch'el sedette in grembo a Dido;
e da costei ond' io principio piglio
pigliavano il vocabol de la stella
che 'l sol vagheggia or da coppa or da ciglio.
Io non m'accorsi del salire in ella;
ma d'esservi entro mi fe assai fede
la donna mia ch'i' vidi far piu bella.
E come in fiamma favilla si vede,
e come in voce voce si discerne,
quand' una e ferma e altra va e riede,
vid' io in essa luce altre lucerne
muoversi in giro piu e men correnti,
al modo, credo, di lor viste interne.
Di fredda nube non disceser venti,
o visibili o no, tanto festini,
che non paressero impediti e lenti
a chi avesse quei lumi divini
veduti a noi venir, lasciando il giro
pria cominciato in li alti Serafini;
e dentro a quei che piu innanzi appariro
sonava 'Osanna' si, che unque poi
di riudir non fui sanza disiro.
Indi si fece l'un piu presso a noi
e solo incomincio: <<Tutti sem presti
al tuo piacer, perche di noi ti gioi.
Noi ci volgiam coi principi celesti
d'un giro e d'un girare e d'una sete,
ai quali tu del mondo gia dicesti:
'Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete';
e sem si pien d'amor, che, per piacerti,
non fia men dolce un poco di quiete>>.
Poscia che li occhi miei si fuoro offerti
a la mia donna reverenti, ed essa
fatti li avea di se contenti e certi,
rivolsersi a la luce che promessa
tanto s'avea, e <<Deh, chi siete? >> fue
la voce mia di grande affetto impressa.
E quanta e quale vid' io lei far piue
per allegrezza nova che s'accrebbe,
quando parlai, a l'allegrezze sue!
Cosi fatta, mi disse: <<Il mondo m'ebbe
giu poco tempo; e se piu fosse stato,
molto sara di mal, che non sarebbe.