Pero comprender puoi che tutta morta
fia nostra conoscenza da quel punto
che del futuro fia chiusa la porta>>.
fia nostra conoscenza da quel punto
che del futuro fia chiusa la porta>>.
Dante - La Divina Commedia
non viv' elli ancora?
non fiere li occhi suoi lo dolce lume? >>.
Quando s'accorse d'alcuna dimora
ch'io facea dinanzi a la risposta,
supin ricadde e piu non parve fora.
Ma quell' altro magnanimo, a cui posta
restato m'era, non muto aspetto,
ne mosse collo, ne piego sua costa;
e se continuando al primo detto,
<<S'elli han quell' arte>>, disse, <<male appresa,
cio mi tormenta piu che questo letto.
Ma non cinquanta volte fia raccesa
la faccia de la donna che qui regge,
che tu saprai quanto quell' arte pesa.
E se tu mai nel dolce mondo regge,
dimmi: perche quel popolo e si empio
incontr' a' miei in ciascuna sua legge? >>.
Ond' io a lui: <<Lo strazio e 'l grande scempio
che fece l'Arbia colorata in rosso,
tal orazion fa far nel nostro tempio>>.
Poi ch'ebbe sospirando il capo mosso,
<<A cio non fu' io sol>>, disse, <<ne certo
sanza cagion con li altri sarei mosso.
Ma fu' io solo, la dove sofferto
fu per ciascun di torre via Fiorenza,
colui che la difesi a viso aperto>>.
<<Deh, se riposi mai vostra semenza>>,
prega' io lui, <<solvetemi quel nodo
che qui ha 'nviluppata mia sentenza.
El par che voi veggiate, se ben odo,
dinanzi quel che 'l tempo seco adduce,
e nel presente tenete altro modo>>.
<<Noi veggiam, come quei c'ha mala luce,
le cose>>, disse, <<che ne son lontano;
cotanto ancor ne splende il sommo duce.
Quando s'appressano o son, tutto e vano
nostro intelletto; e s'altri non ci apporta,
nulla sapem di vostro stato umano.
Pero comprender puoi che tutta morta
fia nostra conoscenza da quel punto
che del futuro fia chiusa la porta>>.
Allor, come di mia colpa compunto,
dissi: <<Or direte dunque a quel caduto
che 'l suo nato e co' vivi ancor congiunto;
e s'i' fui, dianzi, a la risposta muto,
fate i saper che 'l fei perche pensava
gia ne l'error che m'avete soluto>>.
E gia 'l maestro mio mi richiamava;
per ch'i' pregai lo spirto piu avaccio
che mi dicesse chi con lu' istava.
Dissemi: <<Qui con piu di mille giaccio:
qua dentro e 'l secondo Federico
e 'l Cardinale; e de li altri mi taccio>>.
Indi s'ascose; e io inver' l'antico
poeta volsi i passi, ripensando
a quel parlar che mi parea nemico.
Elli si mosse; e poi, cosi andando,
mi disse: <<Perche se' tu si smarrito? >>.
E io li sodisfeci al suo dimando.
<<La mente tua conservi quel ch'udito
hai contra te>>, mi comando quel saggio;
<<e ora attendi qui>>, e drizzo 'l dito:
<<quando sarai dinanzi al dolce raggio
di quella il cui bell' occhio tutto vede,
da lei saprai di tua vita il viaggio>>.
Appresso mosse a man sinistra il piede:
lasciammo il muro e gimmo inver' lo mezzo
per un sentier ch'a una valle fiede,
che 'nfin la su facea spiacer suo lezzo.
Inferno ? Canto XI
In su l'estremita d'un'alta ripa
che facevan gran pietre rotte in cerchio,
venimmo sopra piu crudele stipa;
e quivi, per l'orribile soperchio
del puzzo che 'l profondo abisso gitta,
ci raccostammo, in dietro, ad un coperchio
d'un grand' avello, ov' io vidi una scritta
che dicea: 'Anastasio papa guardo,
lo qual trasse Fotin de la via dritta'.
<<Lo nostro scender conviene esser tardo,
si che s'ausi un poco in prima il senso
al tristo fiato; e poi no i fia riguardo>>.
Cosi 'l maestro; e io <<Alcun compenso>>,
dissi lui, <<trova che 'l tempo non passi
perduto>>. Ed elli: <<Vedi ch'a cio penso>>.
<<Figliuol mio, dentro da cotesti sassi>>,
comincio poi a dir, <<son tre cerchietti
di grado in grado, come que' che lassi.
non fiere li occhi suoi lo dolce lume? >>.
Quando s'accorse d'alcuna dimora
ch'io facea dinanzi a la risposta,
supin ricadde e piu non parve fora.
Ma quell' altro magnanimo, a cui posta
restato m'era, non muto aspetto,
ne mosse collo, ne piego sua costa;
e se continuando al primo detto,
<<S'elli han quell' arte>>, disse, <<male appresa,
cio mi tormenta piu che questo letto.
Ma non cinquanta volte fia raccesa
la faccia de la donna che qui regge,
che tu saprai quanto quell' arte pesa.
E se tu mai nel dolce mondo regge,
dimmi: perche quel popolo e si empio
incontr' a' miei in ciascuna sua legge? >>.
Ond' io a lui: <<Lo strazio e 'l grande scempio
che fece l'Arbia colorata in rosso,
tal orazion fa far nel nostro tempio>>.
Poi ch'ebbe sospirando il capo mosso,
<<A cio non fu' io sol>>, disse, <<ne certo
sanza cagion con li altri sarei mosso.
Ma fu' io solo, la dove sofferto
fu per ciascun di torre via Fiorenza,
colui che la difesi a viso aperto>>.
<<Deh, se riposi mai vostra semenza>>,
prega' io lui, <<solvetemi quel nodo
che qui ha 'nviluppata mia sentenza.
El par che voi veggiate, se ben odo,
dinanzi quel che 'l tempo seco adduce,
e nel presente tenete altro modo>>.
<<Noi veggiam, come quei c'ha mala luce,
le cose>>, disse, <<che ne son lontano;
cotanto ancor ne splende il sommo duce.
Quando s'appressano o son, tutto e vano
nostro intelletto; e s'altri non ci apporta,
nulla sapem di vostro stato umano.
Pero comprender puoi che tutta morta
fia nostra conoscenza da quel punto
che del futuro fia chiusa la porta>>.
Allor, come di mia colpa compunto,
dissi: <<Or direte dunque a quel caduto
che 'l suo nato e co' vivi ancor congiunto;
e s'i' fui, dianzi, a la risposta muto,
fate i saper che 'l fei perche pensava
gia ne l'error che m'avete soluto>>.
E gia 'l maestro mio mi richiamava;
per ch'i' pregai lo spirto piu avaccio
che mi dicesse chi con lu' istava.
Dissemi: <<Qui con piu di mille giaccio:
qua dentro e 'l secondo Federico
e 'l Cardinale; e de li altri mi taccio>>.
Indi s'ascose; e io inver' l'antico
poeta volsi i passi, ripensando
a quel parlar che mi parea nemico.
Elli si mosse; e poi, cosi andando,
mi disse: <<Perche se' tu si smarrito? >>.
E io li sodisfeci al suo dimando.
<<La mente tua conservi quel ch'udito
hai contra te>>, mi comando quel saggio;
<<e ora attendi qui>>, e drizzo 'l dito:
<<quando sarai dinanzi al dolce raggio
di quella il cui bell' occhio tutto vede,
da lei saprai di tua vita il viaggio>>.
Appresso mosse a man sinistra il piede:
lasciammo il muro e gimmo inver' lo mezzo
per un sentier ch'a una valle fiede,
che 'nfin la su facea spiacer suo lezzo.
Inferno ? Canto XI
In su l'estremita d'un'alta ripa
che facevan gran pietre rotte in cerchio,
venimmo sopra piu crudele stipa;
e quivi, per l'orribile soperchio
del puzzo che 'l profondo abisso gitta,
ci raccostammo, in dietro, ad un coperchio
d'un grand' avello, ov' io vidi una scritta
che dicea: 'Anastasio papa guardo,
lo qual trasse Fotin de la via dritta'.
<<Lo nostro scender conviene esser tardo,
si che s'ausi un poco in prima il senso
al tristo fiato; e poi no i fia riguardo>>.
Cosi 'l maestro; e io <<Alcun compenso>>,
dissi lui, <<trova che 'l tempo non passi
perduto>>. Ed elli: <<Vedi ch'a cio penso>>.
<<Figliuol mio, dentro da cotesti sassi>>,
comincio poi a dir, <<son tre cerchietti
di grado in grado, come que' che lassi.