Non le fara si bella sepultura
la vipera che Melanesi accampa,
com' avria fatto il gallo di Gallura>>.
la vipera che Melanesi accampa,
com' avria fatto il gallo di Gallura>>.
Dante - La Divina Commedia
E Sordello anco: <<Or avvalliamo omai
tra le grandi ombre, e parleremo ad esse;
grazioso fia lor vedervi assai>>.
Solo tre passi credo ch'i' scendesse,
e fui di sotto, e vidi un che mirava
pur me, come conoscer mi volesse.
Temp' era gia che l'aere s'annerava,
ma non si che tra li occhi suoi e ' miei
non dichiarisse cio che pria serrava.
Ver' me si fece, e io ver' lui mi fei:
giudice Nin gentil, quanto mi piacque
quando ti vidi non esser tra ' rei!
Nullo bel salutar tra noi si tacque;
poi dimando: <<Quant' e che tu venisti
a pie del monte per le lontane acque? >>.
<<Oh! >>, diss' io lui, <<per entro i luoghi tristi
venni stamane, e sono in prima vita,
ancor che l'altra, si andando, acquisti>>.
E come fu la mia risposta udita,
Sordello ed elli in dietro si raccolse
come gente di subito smarrita.
L'uno a Virgilio e l'altro a un si volse
che sedea li, gridando: <<Su, Currado!
vieni a veder che Dio per grazia volse>>.
Poi, volto a me: <<Per quel singular grado
che tu dei a colui che si nasconde
lo suo primo perche, che non li e guado,
quando sarai di la da le larghe onde,
di a Giovanna mia che per me chiami
la dove a li 'nnocenti si risponde.
Non credo che la sua madre piu m'ami,
poscia che trasmuto le bianche bende,
le quai convien che, misera! , ancor brami.
Per lei assai di lieve si comprende
quanto in femmina foco d'amor dura,
se l'occhio o 'l tatto spesso non l'accende.
Non le fara si bella sepultura
la vipera che Melanesi accampa,
com' avria fatto il gallo di Gallura>>.
Cosi dicea, segnato de la stampa,
nel suo aspetto, di quel dritto zelo
che misuratamente in core avvampa.
Li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo,
pur la dove le stelle son piu tarde,
si come rota piu presso a lo stelo.
E 'l duca mio: <<Figliuol, che la su guarde? >>.
E io a lui: <<A quelle tre facelle
di che 'l polo di qua tutto quanto arde>>.
Ond' elli a me: <<Le quattro chiare stelle
che vedevi staman, son di la basse,
e queste son salite ov' eran quelle>>.
Com' ei parlava, e Sordello a se il trasse
dicendo: <<Vedi la 'l nostro avversaro>>;
e drizzo il dito perche 'n la guardasse.
Da quella parte onde non ha riparo
la picciola vallea, era una biscia,
forse qual diede ad Eva il cibo amaro.
Tra l'erba e ' fior venia la mala striscia,
volgendo ad ora ad or la testa, e 'l dosso
leccando come bestia che si liscia.
Io non vidi, e pero dicer non posso,
come mosser li astor celestiali;
ma vidi bene e l'uno e l'altro mosso.
Sentendo fender l'aere a le verdi ali,
fuggi 'l serpente, e li angeli dier volta,
suso a le poste rivolando iguali.
L'ombra che s'era al giudice raccolta
quando chiamo, per tutto quello assalto
punto non fu da me guardare sciolta.
<<Se la lucerna che ti mena in alto
truovi nel tuo arbitrio tanta cera
quant' e mestiere infino al sommo smalto>>,
comincio ella, <<se novella vera
di Val di Magra o di parte vicina
sai, dillo a me, che gia grande la era.
Fui chiamato Currado Malaspina;
non son l'antico, ma di lui discesi;
a' miei portai l'amor che qui raffina>>.
<<Oh!