A questa voce vid' io piu fiammelle
di grado in grado scendere e girarsi,
e ogne giro le facea piu belle.
di grado in grado scendere e girarsi,
e ogne giro le facea piu belle.
Dante - La Divina Commedia
Ne venni prima a l'ultima parola,
che del suo mezzo fece il lume centro,
girando se come veloce mola;
poi rispuose l'amor che v'era dentro:
<<Luce divina sopra me s'appunta,
penetrando per questa in ch'io m'inventro,
la cui virtu, col mio veder congiunta,
mi leva sopra me tanto, ch'i' veggio
la somma essenza de la quale e munta.
Quinci vien l'allegrezza ond' io fiammeggio;
per ch'a la vista mia, quant' ella e chiara,
la chiarita de la fiamma pareggio.
Ma quell' alma nel ciel che piu si schiara,
quel serafin che 'n Dio piu l'occhio ha fisso,
a la dimanda tua non satisfara,
pero che si s'innoltra ne lo abisso
de l'etterno statuto quel che chiedi,
che da ogne creata vista e scisso.
E al mondo mortal, quando tu riedi,
questo rapporta, si che non presumma
a tanto segno piu mover li piedi.
La mente, che qui luce, in terra fumma;
onde riguarda come puo la giue
quel che non pote perche 'l ciel l'assumma>>.
Si mi prescrisser le parole sue,
ch'io lasciai la quistione e mi ritrassi
a dimandarla umilmente chi fue.
<<Tra ' due liti d'Italia surgon sassi,
e non molto distanti a la tua patria,
tanto che ' troni assai suonan piu bassi,
e fanno un gibbo che si chiama Catria,
di sotto al quale e consecrato un ermo,
che suole esser disposto a sola latria>>.
Cosi ricominciommi il terzo sermo;
e poi, continuando, disse: <<Quivi
al servigio di Dio mi fe' si fermo,
che pur con cibi di liquor d'ulivi
lievemente passava caldi e geli,
contento ne' pensier contemplativi.
Render solea quel chiostro a questi cieli
fertilemente; e ora e fatto vano,
si che tosto convien che si riveli.
In quel loco fu' io Pietro Damiano,
e Pietro Peccator fu' ne la casa
di Nostra Donna in sul lito adriano.
Poca vita mortal m'era rimasa,
quando fui chiesto e tratto a quel cappello,
che pur di male in peggio si travasa.
Venne Cefas e venne il gran vasello
de lo Spirito Santo, magri e scalzi,
prendendo il cibo da qualunque ostello.
Or voglion quinci e quindi chi rincalzi
li moderni pastori e chi li meni,
tanto son gravi, e chi di rietro li alzi.
Cuopron d'i manti loro i palafreni,
si che due bestie van sott' una pelle:
oh pazienza che tanto sostieni! >>.
A questa voce vid' io piu fiammelle
di grado in grado scendere e girarsi,
e ogne giro le facea piu belle.
Dintorno a questa vennero e fermarsi,
e fero un grido di si alto suono,
che non potrebbe qui assomigliarsi;
ne io lo 'ntesi, si mi vinse il tuono.
Paradiso ? Canto XXII
Oppresso di stupore, a la mia guida
mi volsi, come parvol che ricorre
sempre cola dove piu si confida;
e quella, come madre che soccorre
subito al figlio palido e anelo
con la sua voce, che 'l suol ben disporre,
mi disse: <<Non sai tu che tu se' in cielo?
e non sai tu che 'l cielo e tutto santo,
e cio che ci si fa vien da buon zelo?
Come t'avrebbe trasmutato il canto,
e io ridendo, mo pensar lo puoi,
poscia che 'l grido t'ha mosso cotanto;
nel qual, se 'nteso avessi i prieghi suoi,
gia ti sarebbe nota la vendetta
che tu vedrai innanzi che tu muoi.
La spada di qua su non taglia in fretta
ne tardo, ma' ch'al parer di colui
che disiando o temendo l'aspetta.
Ma rivolgiti omai inverso altrui;
ch'assai illustri spiriti vedrai,
se com' io dico l'aspetto redui>>.
Come a lei piacque, li occhi ritornai,
e vidi cento sperule che 'nsieme
piu s'abbellivan con mutui rai.
Io stava come quei che 'n se repreme
la punta del disio, e non s'attenta
di domandar, si del troppo si teme;
e la maggiore e la piu luculenta
di quelle margherite innanzi fessi,
per far di se la mia voglia contenta.
Poi dentro a lei udi': <<Se tu vedessi
com' io la carita che tra noi arde,
li tuoi concetti sarebbero espressi.
Ma perche tu, aspettando, non tarde
a l'alto fine, io ti faro risposta
pur al pensier, da che si ti riguarde.
Quel monte a cui Cassino e ne la costa
fu frequentato gia in su la cima
da la gente ingannata e mal disposta;
e quel son io che su vi portai prima
lo nome di colui che 'n terra addusse
la verita che tanto ci soblima;
e tanta grazia sopra me relusse,
ch'io ritrassi le ville circunstanti
da l'empio colto che 'l mondo sedusse.
Questi altri fuochi tutti contemplanti
uomini fuoro, accesi di quel caldo
che fa nascere i fiori e ' frutti santi.
Qui e Maccario, qui e Romoaldo,
qui son li frati miei che dentro ai chiostri
fermar li piedi e tennero il cor saldo>>.
E io a lui: <<L'affetto che dimostri
meco parlando, e la buona sembianza
ch'io veggio e noto in tutti li ardor vostri,
cosi m'ha dilatata mia fidanza,
come 'l sol fa la rosa quando aperta
tanto divien quant' ell' ha di possanza.