Di vil
ciliccio
mi parean coperti,
e l'un sofferia l'altro con la spalla,
e tutti da la ripa eran sofferti.
e l'un sofferia l'altro con la spalla,
e tutti da la ripa eran sofferti.
Dante - La Divina Commedia
<<O dolce lume a cui fidanza i' entro
per lo novo cammin, tu ne conduci>>,
dicea, <<come condur si vuol quinc' entro.
Tu scaldi il mondo, tu sovr' esso luci;
s'altra ragione in contrario non ponta,
esser dien sempre li tuoi raggi duci>>.
Quanto di qua per un migliaio si conta,
tanto di la eravam noi gia iti,
con poco tempo, per la voglia pronta;
e verso noi volar furon sentiti,
non pero visti, spiriti parlando
a la mensa d'amor cortesi inviti.
La prima voce che passo volando
'Vinum non habent' altamente disse,
e dietro a noi l'ando reiterando.
E prima che del tutto non si udisse
per allungarsi, un'altra 'I' sono Oreste'
passo gridando, e anco non s'affisse.
<<Oh! >>, diss' io, <<padre, che voci son queste? >>.
E com' io domandai, ecco la terza
dicendo: 'Amate da cui male aveste'.
E 'l buon maestro: <<Questo cinghio sferza
la colpa de la invidia, e pero sono
tratte d'amor le corde de la ferza.
Lo fren vuol esser del contrario suono;
credo che l'udirai, per mio avviso,
prima che giunghi al passo del perdono.
Ma ficca li occhi per l'aere ben fiso,
e vedrai gente innanzi a noi sedersi,
e ciascun e lungo la grotta assiso>>.
Allora piu che prima li occhi apersi;
guarda'mi innanzi, e vidi ombre con manti
al color de la pietra non diversi.
E poi che fummo un poco piu avanti,
udia gridar: 'Maria, ora per noi':
gridar 'Michele' e 'Pietro' e 'Tutti santi'.
Non credo che per terra vada ancoi
omo si duro, che non fosse punto
per compassion di quel ch'i' vidi poi;
che, quando fui si presso di lor giunto,
che li atti loro a me venivan certi,
per li occhi fui di grave dolor munto.
Di vil ciliccio mi parean coperti,
e l'un sofferia l'altro con la spalla,
e tutti da la ripa eran sofferti.
Cosi li ciechi a cui la roba falla,
stanno a' perdoni a chieder lor bisogna,
e l'uno il capo sopra l'altro avvalla,
perche 'n altrui pieta tosto si pogna,
non pur per lo sonar de le parole,
ma per la vista che non meno agogna.
E come a li orbi non approda il sole,
cosi a l'ombre quivi, ond' io parlo ora,
luce del ciel di se largir non vole;
che a tutti un fil di ferro i cigli fora
e cusce si, come a sparvier selvaggio
si fa pero che queto non dimora.
A me pareva, andando, fare oltraggio,
veggendo altrui, non essendo veduto:
per ch'io mi volsi al mio consiglio saggio.
Ben sapev' ei che volea dir lo muto;
e pero non attese mia dimanda,
ma disse: <<Parla, e sie breve e arguto>>.
Virgilio mi venia da quella banda
de la cornice onde cader si puote,
perche da nulla sponda s'inghirlanda;
da l'altra parte m'eran le divote
ombre, che per l'orribile costura
premevan si, che bagnavan le gote.
Volsimi a loro e: <<O gente sicura>>,
incominciai, <<di veder l'alto lume
che 'l disio vostro solo ha in sua cura,
se tosto grazia resolva le schiume
di vostra coscienza si che chiaro
per essa scenda de la mente il fiume,
ditemi, che mi fia grazioso e caro,
s'anima e qui tra voi che sia latina;
e forse lei sara buon s'i' l'apparo>>.
<<O frate mio, ciascuna e cittadina
d'una vera citta; ma tu vuo' dire
che vivesse in Italia peregrina>>.
Questo mi parve per risposta udire
piu innanzi alquanto che la dov' io stava,
ond' io mi feci ancor piu la sentire.
Tra l'altre vidi un'ombra ch'aspettava
in vista; e se volesse alcun dir 'Come? ',
lo mento a guisa d'orbo in su levava.
<<Spirto>>, diss' io, <<che per salir ti dome,
se tu se' quelli che mi rispondesti,
fammiti conto o per luogo o per nome>>.
<<Io fui sanese>>, rispuose, <<e con questi
altri rimendo qui la vita ria,
lagrimando a colui che se ne presti.
Savia non fui, avvegna che Sapia
fossi chiamata, e fui de li altrui danni
piu lieta assai che di ventura mia.
E perche tu non creda ch'io t'inganni,
odi s'i' fui, com' io ti dico, folle,
gia discendendo l'arco d'i miei anni.
Eran li cittadin miei presso a Colle
in campo giunti co' loro avversari,
e io pregava Iddio di quel ch'e' volle.