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ti scaldi, s'i' vo' credere a' sembianti
che soglion esser testimon del core,
vegnati in voglia di trarreti avanti>>,
diss' io a lei, <
tanto ch'io possa intender che tu canti.
che soglion esser testimon del core,
vegnati in voglia di trarreti avanti>>,
diss' io a lei, <
Dante - La Divina Commedia
E gia per li splendori antelucani,
che tanto a' pellegrin surgon piu grati,
quanto, tornando, albergan men lontani,
le tenebre fuggian da tutti lati,
e 'l sonno mio con esse; ond' io leva'mi,
veggendo i gran maestri gia levati.
<<Quel dolce pome che per tanti rami
cercando va la cura de' mortali,
oggi porra in pace le tue fami>>.
Virgilio inverso me queste cotali
parole uso; e mai non furo strenne
che fosser di piacere a queste iguali.
Tanto voler sopra voler mi venne
de l'esser su, ch'ad ogne passo poi
al volo mi sentia crescer le penne.
Come la scala tutta sotto noi
fu corsa e fummo in su 'l grado superno,
in me ficco Virgilio li occhi suoi,
e disse: <<Il temporal foco e l'etterno
veduto hai, figlio; e se' venuto in parte
dov' io per me piu oltre non discerno.
Tratto t'ho qui con ingegno e con arte;
lo tuo piacere omai prendi per duce;
fuor se' de l'erte vie, fuor se' de l'arte.
Vedi lo sol che 'n fronte ti riluce;
vedi l'erbette, i fiori e li arbuscelli
che qui la terra sol da se produce.
Mentre che vegnan lieti li occhi belli
che, lagrimando, a te venir mi fenno,
seder ti puoi e puoi andar tra elli.
Non aspettar mio dir piu ne mio cenno;
libero, dritto e sano e tuo arbitrio,
e fallo fora non fare a suo senno:
per ch'io te sovra te corono e mitrio>>.
Purgatorio ? Canto XXVIII
Vago gia di cercar dentro e dintorno
la divina foresta spessa e viva,
ch'a li occhi temperava il novo giorno,
sanza piu aspettar, lasciai la riva,
prendendo la campagna lento lento
su per lo suol che d'ogne parte auliva.
Un'aura dolce, sanza mutamento
avere in se, mi feria per la fronte
non di piu colpo che soave vento;
per cui le fronde, tremolando, pronte
tutte quante piegavano a la parte
u' la prim' ombra gitta il santo monte;
non pero dal loro esser dritto sparte
tanto, che li augelletti per le cime
lasciasser d'operare ogne lor arte;
ma con piena letizia l'ore prime,
cantando, ricevieno intra le foglie,
che tenevan bordone a le sue rime,
tal qual di ramo in ramo si raccoglie
per la pineta in su 'l lito di Chiassi,
quand' Eolo scilocco fuor discioglie.
Gia m'avean trasportato i lenti passi
dentro a la selva antica tanto, ch'io
non potea rivedere ond' io mi 'ntrassi;
ed ecco piu andar mi tolse un rio,
che 'nver' sinistra con sue picciole onde
piegava l'erba che 'n sua ripa uscio.
Tutte l'acque che son di qua piu monde,
parrieno avere in se mistura alcuna
verso di quella, che nulla nasconde,
avvegna che si mova bruna bruna
sotto l'ombra perpetua, che mai
raggiar non lascia sole ivi ne luna.
Coi pie ristetti e con li occhi passai
di la dal fiumicello, per mirare
la gran variazion d'i freschi mai;
e la m'apparve, si com' elli appare
subitamente cosa che disvia
per maraviglia tutto altro pensare,
una donna soletta che si gia
e cantando e scegliendo fior da fiore
ond' era pinta tutta la sua via.
<
che soglion esser testimon del core,
vegnati in voglia di trarreti avanti>>,
diss' io a lei, <
Tu mi fai rimembrar dove e qual era
Proserpina nel tempo che perdette
la madre lei, ed ella primavera>>.
Come si volge, con le piante strette
a terra e intra se, donna che balli,
e piede innanzi piede a pena mette,
volsesi in su i vermigli e in su i gialli
fioretti verso me, non altrimenti
che vergine che li occhi onesti avvalli;
e fece i prieghi miei esser contenti,
si appressando se, che 'l dolce suono
veniva a me co' suoi intendimenti.
Tosto che fu la dove l'erbe sono
bagnate gia da l'onde del bel fiume,
di levar li occhi suoi mi fece dono.
Non credo che splendesse tanto lume
sotto le ciglia a Venere, trafitta
dal figlio fuor di tutto suo costume.
Ella ridea da l'altra riva dritta,
trattando piu color con le sue mani,
che l'alta terra sanza seme gitta.
Tre passi ci facea il fiume lontani;
ma Elesponto, la 've passo Serse,
ancora freno a tutti orgogli umani,
piu odio da Leandro non sofferse
per mareggiare intra Sesto e Abido,
che quel da me perch' allor non s'aperse.
<<Voi siete nuovi, e forse perch' io rido>>,
comincio ella, <<in questo luogo eletto
a l'umana natura per suo nido,
maravigliando tienvi alcun sospetto;
ma luce rende il salmo Delectasti,
che puote disnebbiar vostro intelletto.
E tu che se' dinanzi e mi pregasti,
di s'altro vuoli udir; ch'i' venni presta
ad ogne tua question tanto che basti>>.
<<L'acqua>>, diss' io, <<e 'l suon de la foresta
impugnan dentro a me novella fede
di cosa ch'io udi' contraria a questa>>.
Ond' ella: <<Io dicero come procede
per sua cagion cio ch'ammirar ti face,
e purghero la nebbia che ti fiede.
Lo sommo Ben, che solo esso a se piace,
fe l'uom buono e a bene, e questo loco
diede per arr' a lui d'etterna pace.
Per sua difalta qui dimoro poco;
per sua difalta in pianto e in affanno
cambio onesto riso e dolce gioco.
Perche 'l turbar che sotto da se fanno
l'essalazion de l'acqua e de la terra,
che quanto posson dietro al calor vanno,
a l'uomo non facesse alcuna guerra,
questo monte salio verso 'l ciel tanto,
e libero n'e d'indi ove si serra.
Or perche in circuito tutto quanto
l'aere si volge con la prima volta,
se non li e rotto il cerchio d'alcun canto,
in questa altezza ch'e tutta disciolta
ne l'aere vivo, tal moto percuote,
e fa sonar la selva perch' e folta;
e la percossa pianta tanto puote,
che de la sua virtute l'aura impregna
e quella poi, girando, intorno scuote;
e l'altra terra, secondo ch'e degna
per se e per suo ciel, concepe e figlia
di diverse virtu diverse legna.
Non parrebbe di la poi maraviglia,
udito questo, quando alcuna pianta
sanza seme palese vi s'appiglia.