Lo caldo
sghermitor
subito fue;
ma pero di levarsi era neente,
si avieno inviscate l'ali sue.
ma pero di levarsi era neente,
si avieno inviscate l'ali sue.
Dante - La Divina Commedia
E 'l gran proposto, volto a Farfarello
che stralunava li occhi per fedire,
disse: <<Fatti 'n costa, malvagio uccello! >>.
<<Se voi volete vedere o udire>>,
ricomincio lo spaurato appresso,
<<Toschi o Lombardi, io ne faro venire;
ma stieno i Malebranche un poco in cesso,
si ch'ei non teman de le lor vendette;
e io, seggendo in questo loco stesso,
per un ch'io son, ne faro venir sette
quand' io suffolero, com' e nostro uso
di fare allor che fori alcun si mette>>.
Cagnazzo a cotal motto levo 'l muso,
crollando 'l capo, e disse: <<Odi malizia
ch'elli ha pensata per gittarsi giuso! >>.
Ond' ei, ch'avea lacciuoli a gran divizia,
rispuose: <<Malizioso son io troppo,
quand' io procuro a' mia maggior trestizia>>.
Alichin non si tenne e, di rintoppo
a li altri, disse a lui: <<Se tu ti cali,
io non ti verro dietro di gualoppo,
ma battero sovra la pece l'ali.
Lascisi 'l collo, e sia la ripa scudo,
a veder se tu sol piu di noi vali>>.
O tu che leggi, udirai nuovo ludo:
ciascun da l'altra costa li occhi volse,
quel prima, ch'a cio fare era piu crudo.
Lo Navarrese ben suo tempo colse;
fermo le piante a terra, e in un punto
salto e dal proposto lor si sciolse.
Di che ciascun di colpa fu compunto,
ma quei piu che cagion fu del difetto;
pero si mosse e grido: <<Tu se' giunto! >>.
Ma poco i valse: che l'ali al sospetto
non potero avanzar; quelli ando sotto,
e quei drizzo volando suso il petto:
non altrimenti l'anitra di botto,
quando 'l falcon s'appressa, giu s'attuffa,
ed ei ritorna su crucciato e rotto.
Irato Calcabrina de la buffa,
volando dietro li tenne, invaghito
che quei campasse per aver la zuffa;
e come 'l barattier fu disparito,
cosi volse li artigli al suo compagno,
e fu con lui sopra 'l fosso ghermito.
Ma l'altro fu bene sparvier grifagno
ad artigliar ben lui, e amendue
cadder nel mezzo del bogliente stagno.
Lo caldo sghermitor subito fue;
ma pero di levarsi era neente,
si avieno inviscate l'ali sue.
Barbariccia, con li altri suoi dolente,
quattro ne fe volar da l'altra costa
con tutt' i raffi, e assai prestamente
di qua, di la discesero a la posta;
porser li uncini verso li 'mpaniati,
ch'eran gia cotti dentro da la crosta.
E noi lasciammo lor cosi 'mpacciati.
Inferno ? Canto XXIII
Taciti, soli, sanza compagnia
n'andavam l'un dinanzi e l'altro dopo,
come frati minor vanno per via.
Volt' era in su la favola d'Isopo
lo mio pensier per la presente rissa,
dov' el parlo de la rana e del topo;
che piu non si pareggia 'mo' e 'issa'
che l'un con l'altro fa, se ben s'accoppia
principio e fine con la mente fissa.
E come l'un pensier de l'altro scoppia,
cosi nacque di quello un altro poi,
che la prima paura mi fe doppia.
Io pensava cosi: 'Questi per noi
sono scherniti con danno e con beffa
si fatta, ch'assai credo che lor noi.
Se l'ira sovra 'l mal voler s'aggueffa,
ei ne verranno dietro piu crudeli
che 'l cane a quella lievre ch'elli acceffa'.
Gia mi sentia tutti arricciar li peli
de la paura e stava in dietro intento,
quand' io dissi: <<Maestro, se non celi
te e me tostamente, i' ho pavento
d'i Malebranche. Noi li avem gia dietro;
io li 'magino si, che gia li sento>>.
E quei: <<S'i' fossi di piombato vetro,
l'imagine di fuor tua non trarrei
piu tosto a me, che quella dentro 'mpetro.
Pur mo venieno i tuo' pensier tra ' miei,
con simile atto e con simile faccia,
si che d'intrambi un sol consiglio fei.
S'elli e che si la destra costa giaccia,
che noi possiam ne l'altra bolgia scendere,
noi fuggirem l'imaginata caccia>>.
Gia non compie di tal consiglio rendere,
ch'io li vidi venir con l'ali tese
non molto lungi, per volerne prendere.
Lo duca mio di subito mi prese,
come la madre ch'al romore e desta
e vede presso a se le fiamme accese,
che prende il figlio e fugge e non s'arresta,
avendo piu di lui che di se cura,
tanto che solo una camiscia vesta;
e giu dal collo de la ripa dura
supin si diede a la pendente roccia,
che l'un de' lati a l'altra bolgia tura.