E l'un
rispuose
a me: <
son di piombo si grosse, che li pesi
fan cosi cigolar le lor bilance.
fan cosi cigolar le lor bilance.
Dante - La Divina Commedia
Di fuor dorate son, si ch'elli abbaglia;
ma dentro tutte piombo, e gravi tanto,
che Federigo le mettea di paglia.
Oh in etterno faticoso manto!
Noi ci volgemmo ancor pur a man manca
con loro insieme, intenti al tristo pianto;
ma per lo peso quella gente stanca
venia si pian, che noi eravam nuovi
di compagnia ad ogne mover d'anca.
Per ch'io al duca mio: <<Fa che tu trovi
alcun ch'al fatto o al nome si conosca,
e li occhi, si andando, intorno movi>>.
E un che 'ntese la parola tosca,
di retro a noi grido: <<Tenete i piedi,
voi che correte si per l'aura fosca!
Forse ch'avrai da me quel che tu chiedi>>.
Onde 'l duca si volse e disse: <<Aspetta,
e poi secondo il suo passo procedi>>.
Ristetti, e vidi due mostrar gran fretta
de l'animo, col viso, d'esser meco;
ma tardavali 'l carco e la via stretta.
Quando fuor giunti, assai con l'occhio bieco
mi rimiraron sanza far parola;
poi si volsero in se, e dicean seco:
<<Costui par vivo a l'atto de la gola;
e s'e' son morti, per qual privilegio
vanno scoperti de la grave stola? >>.
Poi disser me: <<O Tosco, ch'al collegio
de l'ipocriti tristi se' venuto,
dir chi tu se' non avere in dispregio>>.
E io a loro: <<I' fui nato e cresciuto
sovra 'l bel fiume d'Arno a la gran villa,
e son col corpo ch'i' ho sempre avuto.
Ma voi chi siete, a cui tanto distilla
quant' i' veggio dolor giu per le guance?
e che pena e in voi che si sfavilla? >>.
E l'un rispuose a me: <
fan cosi cigolar le lor bilance.
Frati godenti fummo, e bolognesi;
io Catalano e questi Loderingo
nomati, e da tua terra insieme presi
come suole esser tolto un uom solingo,
per conservar sua pace; e fummo tali,
ch'ancor si pare intorno dal Gardingo>>.
Io cominciai: <<O frati, i vostri mali . . . >>;
ma piu non dissi, ch'a l'occhio mi corse
un, crucifisso in terra con tre pali.
Quando mi vide, tutto si distorse,
soffiando ne la barba con sospiri;
e 'l frate Catalan, ch'a cio s'accorse,
mi disse: <<Quel confitto che tu miri,
consiglio i Farisei che convenia
porre un uom per lo popolo a' martiri.
Attraversato e, nudo, ne la via,
come tu vedi, ed e mestier ch'el senta
qualunque passa, come pesa, pria.
E a tal modo il socero si stenta
in questa fossa, e li altri dal concilio
che fu per li Giudei mala sementa>>.
Allor vid' io maravigliar Virgilio
sovra colui ch'era disteso in croce
tanto vilmente ne l'etterno essilio.
Poscia drizzo al frate cotal voce:
<<Non vi dispiaccia, se vi lece, dirci
s'a la man destra giace alcuna foce
onde noi amendue possiamo uscirci,
sanza costrigner de li angeli neri
che vegnan d'esto fondo a dipartirci>>.
Rispuose adunque: <<Piu che tu non speri
s'appressa un sasso che da la gran cerchia
si move e varca tutt' i vallon feri,
salvo che 'n questo e rotto e nol coperchia;
montar potrete su per la ruina,
che giace in costa e nel fondo soperchia>>.
Lo duca stette un poco a testa china;
poi disse: <<Mal contava la bisogna
colui che i peccator di qua uncina>>.
E 'l frate: <<Io udi' gia dire a Bologna
del diavol vizi assai, tra ' quali udi'
ch'elli e bugiardo, e padre di menzogna>>.
Appresso il duca a gran passi sen gi,
turbato un poco d'ira nel sembiante;
ond' io da li 'ncarcati mi parti'
dietro a le poste de le care piante.
Inferno ?