Pero a la dimanda che mi faci
quinc' entro satisfatto sara tosto,
e al disio ancor che tu mi taci>>.
quinc' entro satisfatto sara tosto,
e al disio ancor che tu mi taci>>.
Dante - La Divina Commedia
Dentro li 'ntrammo sanz' alcuna guerra;
e io, ch'avea di riguardar disio
la condizion che tal fortezza serra,
com' io fui dentro, l'occhio intorno invio:
e veggio ad ogne man grande campagna,
piena di duolo e di tormento rio.
Si come ad Arli, ove Rodano stagna,
si com' a Pola, presso del Carnaro
ch'Italia chiude e suoi termini bagna,
fanno i sepulcri tutt' il loco varo,
cosi facevan quivi d'ogne parte,
salvo che 'l modo v'era piu amaro;
che tra li avelli fiamme erano sparte,
per le quali eran si del tutto accesi,
che ferro piu non chiede verun' arte.
Tutti li lor coperchi eran sospesi,
e fuor n'uscivan si duri lamenti,
che ben parean di miseri e d'offesi.
E io: <<Maestro, quai son quelle genti
che, seppellite dentro da quell' arche,
si fan sentir coi sospiri dolenti? >>.
E quelli a me: <<Qui son li eresiarche
con lor seguaci, d'ogne setta, e molto
piu che non credi son le tombe carche.
Simile qui con simile e sepolto,
e i monimenti son piu e men caldi>>.
E poi ch'a la man destra si fu volto,
passammo tra i martiri e li alti spaldi.
Inferno ? Canto X
Ora sen va per un secreto calle,
tra 'l muro de la terra e li martiri,
lo mio maestro, e io dopo le spalle.
<<O virtu somma, che per li empi giri
mi volvi>>, cominciai, <<com' a te piace,
parlami, e sodisfammi a' miei disiri.
La gente che per li sepolcri giace
potrebbesi veder? gia son levati
tutt' i coperchi, e nessun guardia face>>.
E quelli a me: <<Tutti saran serrati
quando di Iosafat qui torneranno
coi corpi che la su hanno lasciati.
Suo cimitero da questa parte hanno
con Epicuro tutti suoi seguaci,
che l'anima col corpo morta fanno.
Pero a la dimanda che mi faci
quinc' entro satisfatto sara tosto,
e al disio ancor che tu mi taci>>.
E io: <<Buon duca, non tegno riposto
a te mio cuor se non per dicer poco,
e tu m'hai non pur mo a cio disposto>>.
<<O Tosco che per la citta del foco
vivo ten vai cosi parlando onesto,
piacciati di restare in questo loco.
La tua loquela ti fa manifesto
di quella nobil patria natio,
a la qual forse fui troppo molesto>>.
Subitamente questo suono uscio
d'una de l'arche; pero m'accostai,
temendo, un poco piu al duca mio.
Ed el mi disse: <<Volgiti! Che fai?
Vedi la Farinata che s'e dritto:
da la cintola in su tutto 'l vedrai>>.
Io avea gia il mio viso nel suo fitto;
ed el s'ergea col petto e con la fronte
com' avesse l'inferno a gran dispitto.
E l'animose man del duca e pronte
mi pinser tra le sepulture a lui,
dicendo: <<Le parole tue sien conte>>.
Com' io al pie de la sua tomba fui,
guardommi un poco, e poi, quasi sdegnoso,
mi dimando: <<Chi fuor li maggior tui? >>.
Io ch'era d'ubidir disideroso,
non gliel celai, ma tutto gliel' apersi;
ond' ei levo le ciglia un poco in suso;
poi disse: <<Fieramente furo avversi
a me e a miei primi e a mia parte,
si che per due fiate li dispersi>>.
<<S'ei fur cacciati, ei tornar d'ogne parte>>,
rispuos' io lui, <<l'una e l'altra fiata;
ma i vostri non appreser ben quell' arte>>.
Allor surse a la vista scoperchiata
un'ombra, lungo questa, infino al mento:
credo che s'era in ginocchie levata.
Dintorno mi guardo, come talento
avesse di veder s'altri era meco;
e poi che 'l sospecciar fu tutto spento,
piangendo disse: <<Se per questo cieco
carcere vai per altezza d'ingegno,
mio figlio ov' e?