E come, per lo natural costume,
le pole insieme, al cominciar del giorno,
si movono a scaldar le fredde piume;
poi altre vanno via sanza ritorno,
altre rivolgon se onde son mosse,
e altre roteando fan soggiorno;
tal modo parve me che quivi fosse
in quello sfavillar che 'nsieme venne,
si come in certo grado si percosse.
le pole insieme, al cominciar del giorno,
si movono a scaldar le fredde piume;
poi altre vanno via sanza ritorno,
altre rivolgon se onde son mosse,
e altre roteando fan soggiorno;
tal modo parve me che quivi fosse
in quello sfavillar che 'nsieme venne,
si come in certo grado si percosse.
Dante - La Divina Commedia
L'anima gloriosa onde si parla,
tornata ne la carne, in che fu poco,
credette in lui che potea aiutarla;
e credendo s'accese in tanto foco
di vero amor, ch'a la morte seconda
fu degna di venire a questo gioco.
L'altra, per grazia che da si profonda
fontana stilla, che mai creatura
non pinse l'occhio infino a la prima onda,
tutto suo amor la giu pose a drittura:
per che, di grazia in grazia, Dio li aperse
l'occhio a la nostra redenzion futura;
ond' ei credette in quella, e non sofferse
da indi il puzzo piu del paganesmo;
e riprendiene le genti perverse.
Quelle tre donne li fur per battesmo
che tu vedesti da la destra rota,
dinanzi al battezzar piu d'un millesmo.
O predestinazion, quanto remota
e la radice tua da quelli aspetti
che la prima cagion non veggion tota!
E voi, mortali, tenetevi stretti
a giudicar: che noi, che Dio vedemo,
non conosciamo ancor tutti li eletti;
ed enne dolce cosi fatto scemo,
perche il ben nostro in questo ben s'affina,
che quel che vole Iddio, e noi volemo>>.
Cosi da quella imagine divina,
per farmi chiara la mia corta vista,
data mi fu soave medicina.
E come a buon cantor buon citarista
fa seguitar lo guizzo de la corda,
in che piu di piacer lo canto acquista,
si, mentre ch'e' parlo, si mi ricorda
ch'io vidi le due luci benedette,
pur come batter d'occhi si concorda,
con le parole mover le fiammette.
Paradiso ? Canto XXI
Gia eran li occhi miei rifissi al volto
de la mia donna, e l'animo con essi,
e da ogne altro intento s'era tolto.
E quella non ridea; ma <<S'io ridessi>>,
mi comincio, <<tu ti faresti quale
fu Semele quando di cener fessi:
che la bellezza mia, che per le scale
de l'etterno palazzo piu s'accende,
com' hai veduto, quanto piu si sale,
se non si temperasse, tanto splende,
che 'l tuo mortal podere, al suo fulgore,
sarebbe fronda che trono scoscende.
Noi sem levati al settimo splendore,
che sotto 'l petto del Leone ardente
raggia mo misto giu del suo valore.
Ficca di retro a li occhi tuoi la mente,
e fa di quelli specchi a la figura
che 'n questo specchio ti sara parvente>>.
Qual savesse qual era la pastura
del viso mio ne l'aspetto beato
quand' io mi trasmutai ad altra cura,
conoscerebbe quanto m'era a grato
ubidire a la mia celeste scorta,
contrapesando l'un con l'altro lato.
Dentro al cristallo che 'l vocabol porta,
cerchiando il mondo, del suo caro duce
sotto cui giacque ogne malizia morta,
di color d'oro in che raggio traluce
vid' io uno scaleo eretto in suso
tanto, che nol seguiva la mia luce.
Vidi anche per li gradi scender giuso
tanti splendor, ch'io pensai ch'ogne lume
che par nel ciel, quindi fosse diffuso.
E come, per lo natural costume,
le pole insieme, al cominciar del giorno,
si movono a scaldar le fredde piume;
poi altre vanno via sanza ritorno,
altre rivolgon se onde son mosse,
e altre roteando fan soggiorno;
tal modo parve me che quivi fosse
in quello sfavillar che 'nsieme venne,
si come in certo grado si percosse.
E quel che presso piu ci si ritenne,
si fe si chiaro, ch'io dicea pensando:
'Io veggio ben l'amor che tu m'accenne.
Ma quella ond' io aspetto il come e 'l quando
del dire e del tacer, si sta; ond' io,
contra 'l disio, fo ben ch'io non dimando'.
Per ch'ella, che vedea il tacer mio
nel veder di colui che tutto vede,
mi disse: <<Solvi il tuo caldo disio>>.
E io incominciai: <<La mia mercede
non mi fa degno de la tua risposta;
ma per colei che 'l chieder mi concede,
vita beata che ti stai nascosta
dentro a la tua letizia, fammi nota
la cagion che si presso mi t'ha posta;
e di perche si tace in questa rota
la dolce sinfonia di paradiso,
che giu per l'altre suona si divota>>.
<<Tu hai l'udir mortal si come il viso>>,
rispuose a me; <<onde qui non si canta
per quel che Beatrice non ha riso.
Giu per li gradi de la scala santa
discesi tanto sol per farti festa
col dire e con la luce che mi ammanta;
ne piu amor mi fece esser piu presta,
che piu e tanto amor quinci su ferve,
si come il fiammeggiar ti manifesta.
Ma l'alta carita, che ci fa serve
pronte al consiglio che 'l mondo governa,
sorteggia qui si come tu osserve>>.
<<Io veggio ben>>, diss' io, <<sacra lucerna,
come libero amore in questa corte
basta a seguir la provedenza etterna;
ma questo e quel ch'a cerner mi par forte,
perche predestinata fosti sola
a questo officio tra le tue consorte>>.
Ne venni prima a l'ultima parola,
che del suo mezzo fece il lume centro,
girando se come veloce mola;
poi rispuose l'amor che v'era dentro:
<<Luce divina sopra me s'appunta,
penetrando per questa in ch'io m'inventro,
la cui virtu, col mio veder congiunta,
mi leva sopra me tanto, ch'i' veggio
la somma essenza de la quale e munta.
Quinci vien l'allegrezza ond' io fiammeggio;
per ch'a la vista mia, quant' ella e chiara,
la chiarita de la fiamma pareggio.
Ma quell' alma nel ciel che piu si schiara,
quel serafin che 'n Dio piu l'occhio ha fisso,
a la dimanda tua non satisfara,
pero che si s'innoltra ne lo abisso
de l'etterno statuto quel che chiedi,
che da ogne creata vista e scisso.
E al mondo mortal, quando tu riedi,
questo rapporta, si che non presumma
a tanto segno piu mover li piedi.
La mente, che qui luce, in terra fumma;
onde riguarda come puo la giue
quel che non pote perche 'l ciel l'assumma>>.
Si mi prescrisser le parole sue,
ch'io lasciai la quistione e mi ritrassi
a dimandarla umilmente chi fue.
<<Tra ' due liti d'Italia surgon sassi,
e non molto distanti a la tua patria,
tanto che ' troni assai suonan piu bassi,
e fanno un gibbo che si chiama Catria,
di sotto al quale e consecrato un ermo,
che suole esser disposto a sola latria>>.