Qual si partio Ipolito d'Atene
per la spietata e perfida noverca,
tal di Fiorenza partir ti convene.
per la spietata e perfida noverca,
tal di Fiorenza partir ti convene.
Dante - La Divina Commedia
Io diro cosa incredibile e vera:
nel picciol cerchio s'entrava per porta
che si nomava da quei de la Pera.
Ciascun che de la bella insegna porta
del gran barone il cui nome e 'l cui pregio
la festa di Tommaso riconforta,
da esso ebbe milizia e privilegio;
avvegna che con popol si rauni
oggi colui che la fascia col fregio.
Gia eran Gualterotti e Importuni;
e ancor saria Borgo piu quieto,
se di novi vicin fosser digiuni.
La casa di che nacque il vostro fleto,
per lo giusto disdegno che v'ha morti
e puose fine al vostro viver lieto,
era onorata, essa e suoi consorti:
o Buondelmonte, quanto mal fuggisti
le nozze sue per li altrui conforti!
Molti sarebber lieti, che son tristi,
se Dio t'avesse conceduto ad Ema
la prima volta ch'a citta venisti.
Ma conveniesi a quella pietra scema
che guarda 'l ponte, che Fiorenza fesse
vittima ne la sua pace postrema.
Con queste genti, e con altre con esse,
vid' io Fiorenza in si fatto riposo,
che non avea cagione onde piangesse.
Con queste genti vid'io glorioso
e giusto il popol suo, tanto che 'l giglio
non era ad asta mai posto a ritroso,
ne per division fatto vermiglio>>.
Paradiso ? Canto XVII
Qual venne a Climene, per accertarsi
di cio ch'avea incontro a se udito,
quei ch'ancor fa li padri ai figli scarsi;
tal era io, e tal era sentito
e da Beatrice e da la santa lampa
che pria per me avea mutato sito.
Per che mia donna <<Manda fuor la vampa
del tuo disio>>, mi disse, <<si ch'ella esca
segnata bene de la interna stampa:
non perche nostra conoscenza cresca
per tuo parlare, ma perche t'ausi
a dir la sete, si che l'uom ti mesca>>.
<<O cara piota mia che si t'insusi,
che, come veggion le terrene menti
non capere in triangol due ottusi,
cosi vedi le cose contingenti
anzi che sieno in se, mirando il punto
a cui tutti li tempi son presenti;
mentre ch'io era a Virgilio congiunto
su per lo monte che l'anime cura
e discendendo nel mondo defunto,
dette mi fuor di mia vita futura
parole gravi, avvegna ch'io mi senta
ben tetragono ai colpi di ventura;
per che la voglia mia saria contenta
d'intender qual fortuna mi s'appressa:
che saetta previsa vien piu lenta>>.
Cosi diss' io a quella luce stessa
che pria m'avea parlato; e come volle
Beatrice, fu la mia voglia confessa.
Ne per ambage, in che la gente folle
gia s'inviscava pria che fosse anciso
l'Agnel di Dio che le peccata tolle,
ma per chiare parole e con preciso
latin rispuose quello amor paterno,
chiuso e parvente del suo proprio riso:
<<La contingenza, che fuor del quaderno
de la vostra matera non si stende,
tutta e dipinta nel cospetto etterno;
necessita pero quindi non prende
se non come dal viso in che si specchia
nave che per torrente giu discende.
Da indi, si come viene ad orecchia
dolce armonia da organo, mi viene
a vista il tempo che ti s'apparecchia.
Qual si partio Ipolito d'Atene
per la spietata e perfida noverca,
tal di Fiorenza partir ti convene.
Questo si vuole e questo gia si cerca,
e tosto verra fatto a chi cio pensa
la dove Cristo tutto di si merca.
La colpa seguira la parte offensa
in grido, come suol; ma la vendetta
fia testimonio al ver che la dispensa.
Tu lascerai ogne cosa diletta
piu caramente; e questo e quello strale
che l'arco de lo essilio pria saetta.
Tu proverai si come sa di sale
lo pane altrui, e come e duro calle
lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.
E quel che piu ti gravera le spalle,
sara la compagnia malvagia e scempia
con la qual tu cadrai in questa valle;
che tutta ingrata, tutta matta ed empia
si fara contr' a te; ma, poco appresso,
ella, non tu, n'avra rossa la tempia.
Di sua bestialitate il suo processo
fara la prova; si ch'a te fia bello
averti fatta parte per te stesso.
Lo primo tuo refugio e 'l primo ostello
sara la cortesia del gran Lombardo
che 'n su la scala porta il santo uccello;
ch'in te avra si benigno riguardo,
che del fare e del chieder, tra voi due,
fia primo quel che tra li altri e piu tardo.
Con lui vedrai colui che 'mpresso fue,
nascendo, si da questa stella forte,
che notabili fier l'opere sue.
Non se ne son le genti ancora accorte
per la novella eta, che pur nove anni
son queste rote intorno di lui torte;
ma pria che 'l Guasco l'alto Arrigo inganni,
parran faville de la sua virtute
in non curar d'argento ne d'affanni.
Le sue magnificenze conosciute
saranno ancora, si che ' suoi nemici
non ne potran tener le lingue mute.
A lui t'aspetta e a' suoi benefici;
per lui fia trasmutata molta gente,
cambiando condizion ricchi e mendici;
e portera'ne scritto ne la mente
di lui, e nol dirai>>; e disse cose
incredibili a quei che fier presente.
Poi giunse: <<Figlio, queste son le chiose
di quel che ti fu detto; ecco le 'nsidie
che dietro a pochi giri son nascose.
Non vo' pero ch'a' tuoi vicini invidie,
poscia che s'infutura la tua vita
vie piu la che 'l punir di lor perfidie>>.
Poi che, tacendo, si mostro spedita
l'anima santa di metter la trama
in quella tela ch'io le porsi ordita,
io cominciai, come colui che brama,
dubitando, consiglio da persona
che vede e vuol dirittamente e ama:
<<Ben veggio, padre mio, si come sprona
lo tempo verso me, per colpo darmi
tal, ch'e piu grave a chi piu s'abbandona;
per che di provedenza e buon ch'io m'armi,
si che, se loco m'e tolto piu caro,
io non perdessi li altri per miei carmi.
Giu per lo mondo sanza fine amaro,
e per lo monte del cui bel cacume
li occhi de la mia donna mi levaro,
e poscia per lo ciel, di lume in lume,
ho io appreso quel che s'io ridico,
a molti fia sapor di forte agrume;
e s'io al vero son timido amico,
temo di perder viver tra coloro
che questo tempo chiameranno antico>>.