Drizza la testa, drizza, e vedi a cui
s'aperse a li occhi d'i Teban la terra;
per ch'ei gridavan tutti: "Dove rui,
Anfiarao?
s'aperse a li occhi d'i Teban la terra;
per ch'ei gridavan tutti: "Dove rui,
Anfiarao?
Dante - La Divina Commedia
>>.
E mentr' io li cantava cotai note,
o ira o coscienza che 'l mordesse,
forte spingava con ambo le piote.
I' credo ben ch'al mio duca piacesse,
con si contenta labbia sempre attese
lo suon de le parole vere espresse.
Pero con ambo le braccia mi prese;
e poi che tutto su mi s'ebbe al petto,
rimonto per la via onde discese.
Ne si stanco d'avermi a se distretto,
si men porto sovra 'l colmo de l'arco
che dal quarto al quinto argine e tragetto.
Quivi soavemente spuose il carco,
soave per lo scoglio sconcio ed erto
che sarebbe a le capre duro varco.
Indi un altro vallon mi fu scoperto.
Inferno ? Canto XX
Di nova pena mi conven far versi
e dar matera al ventesimo canto
de la prima canzon, ch'e d'i sommersi.
Io era gia disposto tutto quanto
a riguardar ne lo scoperto fondo,
che si bagnava d'angoscioso pianto;
e vidi gente per lo vallon tondo
venir, tacendo e lagrimando, al passo
che fanno le letane in questo mondo.
Come 'l viso mi scese in lor piu basso,
mirabilmente apparve esser travolto
ciascun tra 'l mento e 'l principio del casso,
che da le reni era tornato 'l volto,
e in dietro venir li convenia,
perche 'l veder dinanzi era lor tolto.
Forse per forza gia di parlasia
si travolse cosi alcun del tutto;
ma io nol vidi, ne credo che sia.
Se Dio ti lasci, lettor, prender frutto
di tua lezione, or pensa per te stesso
com' io potea tener lo viso asciutto,
quando la nostra imagine di presso
vidi si torta, che 'l pianto de li occhi
le natiche bagnava per lo fesso.
Certo io piangea, poggiato a un de' rocchi
del duro scoglio, si che la mia scorta
mi disse: <<Ancor se' tu de li altri sciocchi?
Qui vive la pieta quand' e ben morta;
chi e piu scellerato che colui
che al giudicio divin passion comporta?
Drizza la testa, drizza, e vedi a cui
s'aperse a li occhi d'i Teban la terra;
per ch'ei gridavan tutti: "Dove rui,
Anfiarao? perche lasci la guerra? ".
E non resto di ruinare a valle
fino a Minos che ciascheduno afferra.
Mira c'ha fatto petto de le spalle;
perche volle veder troppo davante,
di retro guarda e fa retroso calle.
Vedi Tiresia, che muto sembiante
quando di maschio femmina divenne,
cangiandosi le membra tutte quante;
e prima, poi, ribatter li convenne
li duo serpenti avvolti, con la verga,
che riavesse le maschili penne.
Aronta e quel ch'al ventre li s'atterga,
che ne' monti di Luni, dove ronca
lo Carrarese che di sotto alberga,
ebbe tra ' bianchi marmi la spelonca
per sua dimora; onde a guardar le stelle
e 'l mar non li era la veduta tronca.
E quella che ricuopre le mammelle,
che tu non vedi, con le trecce sciolte,
e ha di la ogne pilosa pelle,
Manto fu, che cerco per terre molte;
poscia si puose la dove nacqu' io;
onde un poco mi piace che m'ascolte.
Poscia che 'l padre suo di vita uscio
e venne serva la citta di Baco,
questa gran tempo per lo mondo gio.
Suso in Italia bella giace un laco,
a pie de l'Alpe che serra Lamagna
sovra Tiralli, c'ha nome Benaco.
Per mille fonti, credo, e piu si bagna
tra Garda e Val Camonica e Pennino
de l'acqua che nel detto laco stagna.
Loco e nel mezzo la dove 'l trentino
pastore e quel di Brescia e 'l veronese
segnar poria, s'e' fesse quel cammino.
Siede Peschiera, bello e forte arnese
da fronteggiar Bresciani e Bergamaschi,
ove la riva 'ntorno piu discese.
Ivi convien che tutto quanto caschi
cio che 'n grembo a Benaco star non puo,
e fassi fiume giu per verdi paschi.
Tosto che l'acqua a correr mette co,
non piu Benaco, ma Mencio si chiama
fino a Governol, dove cade in Po.
Non molto ha corso, ch'el trova una lama,
ne la qual si distende e la 'mpaluda;
e suol di state talor essere grama.
E mentr' io li cantava cotai note,
o ira o coscienza che 'l mordesse,
forte spingava con ambo le piote.
I' credo ben ch'al mio duca piacesse,
con si contenta labbia sempre attese
lo suon de le parole vere espresse.
Pero con ambo le braccia mi prese;
e poi che tutto su mi s'ebbe al petto,
rimonto per la via onde discese.
Ne si stanco d'avermi a se distretto,
si men porto sovra 'l colmo de l'arco
che dal quarto al quinto argine e tragetto.
Quivi soavemente spuose il carco,
soave per lo scoglio sconcio ed erto
che sarebbe a le capre duro varco.
Indi un altro vallon mi fu scoperto.
Inferno ? Canto XX
Di nova pena mi conven far versi
e dar matera al ventesimo canto
de la prima canzon, ch'e d'i sommersi.
Io era gia disposto tutto quanto
a riguardar ne lo scoperto fondo,
che si bagnava d'angoscioso pianto;
e vidi gente per lo vallon tondo
venir, tacendo e lagrimando, al passo
che fanno le letane in questo mondo.
Come 'l viso mi scese in lor piu basso,
mirabilmente apparve esser travolto
ciascun tra 'l mento e 'l principio del casso,
che da le reni era tornato 'l volto,
e in dietro venir li convenia,
perche 'l veder dinanzi era lor tolto.
Forse per forza gia di parlasia
si travolse cosi alcun del tutto;
ma io nol vidi, ne credo che sia.
Se Dio ti lasci, lettor, prender frutto
di tua lezione, or pensa per te stesso
com' io potea tener lo viso asciutto,
quando la nostra imagine di presso
vidi si torta, che 'l pianto de li occhi
le natiche bagnava per lo fesso.
Certo io piangea, poggiato a un de' rocchi
del duro scoglio, si che la mia scorta
mi disse: <<Ancor se' tu de li altri sciocchi?
Qui vive la pieta quand' e ben morta;
chi e piu scellerato che colui
che al giudicio divin passion comporta?
Drizza la testa, drizza, e vedi a cui
s'aperse a li occhi d'i Teban la terra;
per ch'ei gridavan tutti: "Dove rui,
Anfiarao? perche lasci la guerra? ".
E non resto di ruinare a valle
fino a Minos che ciascheduno afferra.
Mira c'ha fatto petto de le spalle;
perche volle veder troppo davante,
di retro guarda e fa retroso calle.
Vedi Tiresia, che muto sembiante
quando di maschio femmina divenne,
cangiandosi le membra tutte quante;
e prima, poi, ribatter li convenne
li duo serpenti avvolti, con la verga,
che riavesse le maschili penne.
Aronta e quel ch'al ventre li s'atterga,
che ne' monti di Luni, dove ronca
lo Carrarese che di sotto alberga,
ebbe tra ' bianchi marmi la spelonca
per sua dimora; onde a guardar le stelle
e 'l mar non li era la veduta tronca.
E quella che ricuopre le mammelle,
che tu non vedi, con le trecce sciolte,
e ha di la ogne pilosa pelle,
Manto fu, che cerco per terre molte;
poscia si puose la dove nacqu' io;
onde un poco mi piace che m'ascolte.
Poscia che 'l padre suo di vita uscio
e venne serva la citta di Baco,
questa gran tempo per lo mondo gio.
Suso in Italia bella giace un laco,
a pie de l'Alpe che serra Lamagna
sovra Tiralli, c'ha nome Benaco.
Per mille fonti, credo, e piu si bagna
tra Garda e Val Camonica e Pennino
de l'acqua che nel detto laco stagna.
Loco e nel mezzo la dove 'l trentino
pastore e quel di Brescia e 'l veronese
segnar poria, s'e' fesse quel cammino.
Siede Peschiera, bello e forte arnese
da fronteggiar Bresciani e Bergamaschi,
ove la riva 'ntorno piu discese.
Ivi convien che tutto quanto caschi
cio che 'n grembo a Benaco star non puo,
e fassi fiume giu per verdi paschi.
Tosto che l'acqua a correr mette co,
non piu Benaco, ma Mencio si chiama
fino a Governol, dove cade in Po.
Non molto ha corso, ch'el trova una lama,
ne la qual si distende e la 'mpaluda;
e suol di state talor essere grama.