<>, soggiunse, <
non v'arrestate, ma
studiate
il passo,
mentre che l'occidente non si annera>>.
mentre che l'occidente non si annera>>.
Dante - La Divina Commedia
Credi per certo che se dentro a l'alvo
di questa fiamma stessi ben mille anni,
non ti potrebbe far d'un capel calvo.
E se tu forse credi ch'io t'inganni,
fatti ver' lei, e fatti far credenza
con le tue mani al lembo d'i tuoi panni.
Pon giu omai, pon giu ogne temenza;
volgiti in qua e vieni: entra sicuro! >>.
E io pur fermo e contra coscienza.
Quando mi vide star pur fermo e duro,
turbato un poco disse: <<Or vedi, figlio:
tra Beatrice e te e questo muro>>.
Come al nome di Tisbe aperse il ciglio
Piramo in su la morte, e riguardolla,
allor che 'l gelso divento vermiglio;
cosi, la mia durezza fatta solla,
mi volsi al savio duca, udendo il nome
che ne la mente sempre mi rampolla.
Ond' ei crollo la fronte e disse: <<Come!
volenci star di qua? >>; indi sorrise
come al fanciul si fa ch'e vinto al pome.
Poi dentro al foco innanzi mi si mise,
pregando Stazio che venisse retro,
che pria per lunga strada ci divise.
Si com' fui dentro, in un bogliente vetro
gittato mi sarei per rinfrescarmi,
tant' era ivi lo 'ncendio sanza metro.
Lo dolce padre mio, per confortarmi,
pur di Beatrice ragionando andava,
dicendo: <<Li occhi suoi gia veder parmi>>.
Guidavaci una voce che cantava
di la; e noi, attenti pur a lei,
venimmo fuor la ove si montava.
'Venite, benedicti Patris mei',
sono dentro a un lume che li era,
tal che mi vinse e guardar nol potei.
<
mentre che l'occidente non si annera>>.
Dritta salia la via per entro 'l sasso
verso tal parte ch'io toglieva i raggi
dinanzi a me del sol ch'era gia basso.
E di pochi scaglion levammo i saggi,
che 'l sol corcar, per l'ombra che si spense,
sentimmo dietro e io e li miei saggi.
E pria che 'n tutte le sue parti immense
fosse orizzonte fatto d'uno aspetto,
e notte avesse tutte sue dispense,
ciascun di noi d'un grado fece letto;
che la natura del monte ci affranse
la possa del salir piu e 'l diletto.
Quali si stanno ruminando manse
le capre, state rapide e proterve
sovra le cime avante che sien pranse,
tacite a l'ombra, mentre che 'l sol ferve,
guardate dal pastor, che 'n su la verga
poggiato s'e e lor di posa serve;
e quale il mandrian che fori alberga,
lungo il pecuglio suo queto pernotta,
guardando perche fiera non lo sperga;
tali eravamo tutti e tre allotta,
io come capra, ed ei come pastori,
fasciati quinci e quindi d'alta grotta.
Poco parer potea li del di fori;
ma, per quel poco, vedea io le stelle
di lor solere e piu chiare e maggiori.
Si ruminando e si mirando in quelle,
mi prese il sonno; il sonno che sovente,
anzi che 'l fatto sia, sa le novelle.
Ne l'ora, credo, che de l'oriente
prima raggio nel monte Citerea,
che di foco d'amor par sempre ardente,
giovane e bella in sogno mi parea
donna vedere andar per una landa
cogliendo fiori; e cantando dicea:
<<Sappia qualunque il mio nome dimanda
ch'i' mi son Lia, e vo movendo intorno
le belle mani a farmi una ghirlanda.
Per piacermi a lo specchio, qui m'addorno;
ma mia suora Rachel mai non si smaga
dal suo miraglio, e siede tutto giorno.
Ell' e d'i suoi belli occhi veder vaga
com' io de l'addornarmi con le mani;
lei lo vedere, e me l'ovrare appaga>>.
E gia per li splendori antelucani,
che tanto a' pellegrin surgon piu grati,
quanto, tornando, albergan men lontani,
le tenebre fuggian da tutti lati,
e 'l sonno mio con esse; ond' io leva'mi,
veggendo i gran maestri gia levati.
<<Quel dolce pome che per tanti rami
cercando va la cura de' mortali,
oggi porra in pace le tue fami>>.
Virgilio inverso me queste cotali
parole uso; e mai non furo strenne
che fosser di piacere a queste iguali.
Tanto voler sopra voler mi venne
de l'esser su, ch'ad ogne passo poi
al volo mi sentia crescer le penne.
Come la scala tutta sotto noi
fu corsa e fummo in su 'l grado superno,
in me ficco Virgilio li occhi suoi,
e disse: <<Il temporal foco e l'etterno
veduto hai, figlio; e se' venuto in parte
dov' io per me piu oltre non discerno.
Tratto t'ho qui con ingegno e con arte;
lo tuo piacere omai prendi per duce;
fuor se' de l'erte vie, fuor se' de l'arte.