Giu per lo mondo sanza fine amaro,
e per lo monte del cui bel cacume
li occhi de la mia donna mi levaro,
e poscia per lo ciel, di lume in lume,
ho io appreso quel che s'io ridico,
a molti fia sapor di forte agrume;
e s'io al vero son timido amico,
temo di perder viver tra coloro
che questo tempo chiameranno antico>>.
e per lo monte del cui bel cacume
li occhi de la mia donna mi levaro,
e poscia per lo ciel, di lume in lume,
ho io appreso quel che s'io ridico,
a molti fia sapor di forte agrume;
e s'io al vero son timido amico,
temo di perder viver tra coloro
che questo tempo chiameranno antico>>.
Dante - La Divina Commedia
Qual si partio Ipolito d'Atene
per la spietata e perfida noverca,
tal di Fiorenza partir ti convene.
Questo si vuole e questo gia si cerca,
e tosto verra fatto a chi cio pensa
la dove Cristo tutto di si merca.
La colpa seguira la parte offensa
in grido, come suol; ma la vendetta
fia testimonio al ver che la dispensa.
Tu lascerai ogne cosa diletta
piu caramente; e questo e quello strale
che l'arco de lo essilio pria saetta.
Tu proverai si come sa di sale
lo pane altrui, e come e duro calle
lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.
E quel che piu ti gravera le spalle,
sara la compagnia malvagia e scempia
con la qual tu cadrai in questa valle;
che tutta ingrata, tutta matta ed empia
si fara contr' a te; ma, poco appresso,
ella, non tu, n'avra rossa la tempia.
Di sua bestialitate il suo processo
fara la prova; si ch'a te fia bello
averti fatta parte per te stesso.
Lo primo tuo refugio e 'l primo ostello
sara la cortesia del gran Lombardo
che 'n su la scala porta il santo uccello;
ch'in te avra si benigno riguardo,
che del fare e del chieder, tra voi due,
fia primo quel che tra li altri e piu tardo.
Con lui vedrai colui che 'mpresso fue,
nascendo, si da questa stella forte,
che notabili fier l'opere sue.
Non se ne son le genti ancora accorte
per la novella eta, che pur nove anni
son queste rote intorno di lui torte;
ma pria che 'l Guasco l'alto Arrigo inganni,
parran faville de la sua virtute
in non curar d'argento ne d'affanni.
Le sue magnificenze conosciute
saranno ancora, si che ' suoi nemici
non ne potran tener le lingue mute.
A lui t'aspetta e a' suoi benefici;
per lui fia trasmutata molta gente,
cambiando condizion ricchi e mendici;
e portera'ne scritto ne la mente
di lui, e nol dirai>>; e disse cose
incredibili a quei che fier presente.
Poi giunse: <<Figlio, queste son le chiose
di quel che ti fu detto; ecco le 'nsidie
che dietro a pochi giri son nascose.
Non vo' pero ch'a' tuoi vicini invidie,
poscia che s'infutura la tua vita
vie piu la che 'l punir di lor perfidie>>.
Poi che, tacendo, si mostro spedita
l'anima santa di metter la trama
in quella tela ch'io le porsi ordita,
io cominciai, come colui che brama,
dubitando, consiglio da persona
che vede e vuol dirittamente e ama:
<<Ben veggio, padre mio, si come sprona
lo tempo verso me, per colpo darmi
tal, ch'e piu grave a chi piu s'abbandona;
per che di provedenza e buon ch'io m'armi,
si che, se loco m'e tolto piu caro,
io non perdessi li altri per miei carmi.
Giu per lo mondo sanza fine amaro,
e per lo monte del cui bel cacume
li occhi de la mia donna mi levaro,
e poscia per lo ciel, di lume in lume,
ho io appreso quel che s'io ridico,
a molti fia sapor di forte agrume;
e s'io al vero son timido amico,
temo di perder viver tra coloro
che questo tempo chiameranno antico>>.
La luce in che rideva il mio tesoro
ch'io trovai li, si fe prima corusca,
quale a raggio di sole specchio d'oro;
indi rispuose: <<Coscienza fusca
o de la propria o de l'altrui vergogna
pur sentira la tua parola brusca.
Ma nondimen, rimossa ogne menzogna,
tutta tua vision fa manifesta;
e lascia pur grattar dov' e la rogna.
Che se la voce tua sara molesta
nel primo gusto, vital nodrimento
lascera poi, quando sara digesta.
Questo tuo grido fara come vento,
che le piu alte cime piu percuote;
e cio non fa d'onor poco argomento.
Pero ti son mostrate in queste rote,
nel monte e ne la valle dolorosa
pur l'anime che son di fama note,
che l'animo di quel ch'ode, non posa
ne ferma fede per essempro ch'aia
la sua radice incognita e ascosa,
ne per altro argomento che non paia>>.
Paradiso ? Canto XVIII
Gia si godeva solo del suo verbo
quello specchio beato, e io gustava
lo mio, temprando col dolce l'acerbo;
e quella donna ch'a Dio mi menava
disse: <<Muta pensier; pensa ch'i' sono
presso a colui ch'ogne torto disgrava>>.
Io mi rivolsi a l'amoroso suono
del mio conforto; e qual io allor vidi
ne li occhi santi amor, qui l'abbandono:
non perch' io pur del mio parlar diffidi,
ma per la mente che non puo redire
sovra se tanto, s'altri non la guidi.
Tanto poss' io di quel punto ridire,
che, rimirando lei, lo mio affetto
libero fu da ogne altro disire,
fin che 'l piacere etterno, che diretto
raggiava in Beatrice, dal bel viso
mi contentava col secondo aspetto.
Vincendo me col lume d'un sorriso,
ella mi disse: <<Volgiti e ascolta;
che non pur ne' miei occhi e paradiso>>.
Come si vede qui alcuna volta
l'affetto ne la vista, s'elli e tanto,
che da lui sia tutta l'anima tolta,
cosi nel fiammeggiar del folgor santo,
a ch'io mi volsi, conobbi la voglia
in lui di ragionarmi ancora alquanto.
El comincio: <<In questa quinta soglia
de l'albero che vive de la cima
e frutta sempre e mai non perde foglia,
spiriti son beati, che giu, prima
che venissero al ciel, fuor di gran voce,
si ch'ogne musa ne sarebbe opima.
Pero mira ne' corni de la croce:
quello ch'io nomero, li fara l'atto
che fa in nube il suo foco veloce>>.
Io vidi per la croce un lume tratto
dal nomar Iosue, com' el si feo;
ne mi fu noto il dir prima che 'l fatto.
E al nome de l'alto Macabeo
vidi moversi un altro roteando,
e letizia era ferza del paleo.