E io,
continuando
al mio sermone,
dissi: <
che non farebbe, per altrui cagione.
dissi: <
Dante - La Divina Commedia
Con suoi prieghi devoti e con sospiri
tratto m'ha de la costa ove s'aspetta,
e liberato m'ha de li altri giri.
Tanto e a Dio piu cara e piu diletta
la vedovella mia, che molto amai,
quanto in bene operare e piu soletta;
che la Barbagia di Sardigna assai
ne le femmine sue piu e pudica
che la Barbagia dov' io la lasciai.
O dolce frate, che vuo' tu ch'io dica?
Tempo futuro m'e gia nel cospetto,
cui non sara quest' ora molto antica,
nel qual sara in pergamo interdetto
a le sfacciate donne fiorentine
l'andar mostrando con le poppe il petto.
Quai barbare fuor mai, quai saracine,
cui bisognasse, per farle ir coperte,
o spiritali o altre discipline?
Ma se le svergognate fosser certe
di quel che 'l ciel veloce loro ammanna,
gia per urlare avrian le bocche aperte;
che, se l'antiveder qui non m'inganna,
prima fien triste che le guance impeli
colui che mo si consola con nanna.
Deh, frate, or fa che piu non mi ti celi!
vedi che non pur io, ma questa gente
tutta rimira la dove 'l sol veli>>.
Per ch'io a lui: <<Se tu riduci a mente
qual fosti meco, e qual io teco fui,
ancor fia grave il memorar presente.
Di quella vita mi volse costui
che mi va innanzi, l'altr' ier, quando tonda
vi si mostro la suora di colui>>,
e 'l sol mostrai; <<costui per la profonda
notte menato m'ha d'i veri morti
con questa vera carne che 'l seconda.
Indi m'han tratto su li suoi conforti,
salendo e rigirando la montagna
che drizza voi che 'l mondo fece torti.
Tanto dice di farmi sua compagna
che io saro la dove fia Beatrice;
quivi convien che sanza lui rimagna.
Virgilio e questi che cosi mi dice>>,
e addita'lo; <<e quest' altro e quell' ombra
per cui scosse dianzi ogne pendice
lo vostro regno, che da se lo sgombra>>.
Purgatorio ? Canto XXIV
Ne 'l dir l'andar, ne l'andar lui piu lento
facea, ma ragionando andavam forte,
si come nave pinta da buon vento;
e l'ombre, che parean cose rimorte,
per le fosse de li occhi ammirazione
traean di me, di mio vivere accorte.
E io, continuando al mio sermone,
dissi: <
Ma dimmi, se tu sai, dov' e Piccarda;
dimmi s'io veggio da notar persona
tra questa gente che si mi riguarda>>.
<<La mia sorella, che tra bella e buona
non so qual fosse piu, triunfa lieta
ne l'alto Olimpo gia di sua corona>>.
Si disse prima; e poi: <<Qui non si vieta
di nominar ciascun, da ch'e si munta
nostra sembianza via per la dieta.
Questi>>, e mostro col dito, <<e Bonagiunta,
Bonagiunta da Lucca; e quella faccia
di la da lui piu che l'altre trapunta
ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia:
dal Torso fu, e purga per digiuno
l'anguille di Bolsena e la vernaccia>>.
Molti altri mi nomo ad uno ad uno;
e del nomar parean tutti contenti,
si ch'io pero non vidi un atto bruno.
Vidi per fame a voto usar li denti
Ubaldin da la Pila e Bonifazio
che pasturo col rocco molte genti.
Vidi messer Marchese, ch'ebbe spazio
gia di bere a Forli con men secchezza,
e si fu tal, che non si senti sazio.
Ma come fa chi guarda e poi s'apprezza
piu d'un che d'altro, fei a quel da Lucca,
che piu parea di me aver contezza.
El mormorava; e non so che <<Gentucca>>
sentiv' io la, ov' el sentia la piaga
de la giustizia che si li pilucca.
<<O anima>>, diss' io, <<che par si vaga
di parlar meco, fa si ch'io t'intenda,
e te e me col tuo parlare appaga>>.
<<Femmina e nata, e non porta ancor benda>>,
comincio el, <<che ti fara piacere
la mia citta, come ch'om la riprenda.
Tu te n'andrai con questo antivedere:
se nel mio mormorar prendesti errore,
dichiareranti ancor le cose vere.
Ma di s'i' veggio qui colui che fore
trasse le nove rime, cominciando
'Donne ch'avete intelletto d'amore'>>.
E io a lui: <<I' mi son un che, quando
Amor mi spira, noto, e a quel modo
ch'e' ditta dentro vo significando>>.
<<O frate, issa vegg' io>>, diss' elli, <<il nodo
che 'l Notaro e Guittone e me ritenne
di qua dal dolce stil novo ch'i' odo!