La nobile virtu
Beatrice
intende
per lo libero arbitrio, e pero guarda
che l'abbi a mente, s'a parlar ten prende>>.
per lo libero arbitrio, e pero guarda
che l'abbi a mente, s'a parlar ten prende>>.
Dante - La Divina Commedia
Ond' io: <<Maestro, il mio veder s'avviva
si nel tuo lume, ch'io discerno chiaro
quanto la tua ragion parta o descriva.
Pero ti prego, dolce padre caro,
che mi dimostri amore, a cui reduci
ogne buono operare e 'l suo contraro>>.
<<Drizza>>, disse, <<ver' me l'agute luci
de lo 'ntelletto, e fieti manifesto
l'error de' ciechi che si fanno duci.
L'animo, ch'e creato ad amar presto,
ad ogne cosa e mobile che piace,
tosto che dal piacere in atto e desto.
Vostra apprensiva da esser verace
tragge intenzione, e dentro a voi la spiega,
si che l'animo ad essa volger face;
e se, rivolto, inver' di lei si piega,
quel piegare e amor, quell' e natura
che per piacer di novo in voi si lega.
Poi, come 'l foco movesi in altura
per la sua forma ch'e nata a salire
la dove piu in sua matera dura,
cosi l'animo preso entra in disire,
ch'e moto spiritale, e mai non posa
fin che la cosa amata il fa gioire.
Or ti puote apparer quant' e nascosa
la veritate a la gente ch'avvera
ciascun amore in se laudabil cosa;
pero che forse appar la sua matera
sempre esser buona, ma non ciascun segno
e buono, ancor che buona sia la cera>>.
<<Le tue parole e 'l mio seguace ingegno>>,
rispuos' io lui, <<m'hanno amor discoverto,
ma cio m'ha fatto di dubbiar piu pregno;
che, s'amore e di fuori a noi offerto
e l'anima non va con altro piede,
se dritta o torta va, non e suo merto>>.
Ed elli a me: <<Quanto ragion qui vede,
dir ti poss' io; da indi in la t'aspetta
pur a Beatrice, ch'e opra di fede.
Ogne forma sustanzial, che setta
e da matera ed e con lei unita,
specifica vertute ha in se colletta,
la qual sanza operar non e sentita,
ne si dimostra mai che per effetto,
come per verdi fronde in pianta vita.
Pero, la onde vegna lo 'ntelletto
de le prime notizie, omo non sape,
e de' primi appetibili l'affetto,
che sono in voi si come studio in ape
di far lo mele; e questa prima voglia
merto di lode o di biasmo non cape.
Or perche a questa ogn' altra si raccoglia,
innata v'e la virtu che consiglia,
e de l'assenso de' tener la soglia.
Quest' e 'l principio la onde si piglia
ragion di meritare in voi, secondo
che buoni e rei amori accoglie e viglia.
Color che ragionando andaro al fondo,
s'accorser d'esta innata libertate;
pero moralita lasciaro al mondo.
Onde, poniam che di necessitate
surga ogne amor che dentro a voi s'accende,
di ritenerlo e in voi la podestate.
La nobile virtu Beatrice intende
per lo libero arbitrio, e pero guarda
che l'abbi a mente, s'a parlar ten prende>>.
La luna, quasi a mezza notte tarda,
facea le stelle a noi parer piu rade,
fatta com' un secchion che tuttor arda;
e correa contro 'l ciel per quelle strade
che 'l sole infiamma allor che quel da Roma
tra ' Sardi e ' Corsi il vede quando cade.
E quell' ombra gentil per cui si noma
Pietola piu che villa mantoana,
del mio carcar diposta avea la soma;
per ch'io, che la ragione aperta e piana
sovra le mie quistioni avea ricolta,
stava com' om che sonnolento vana.
Ma questa sonnolenza mi fu tolta
subitamente da gente che dopo
le nostre spalle a noi era gia volta.
E quale Ismeno gia vide e Asopo
lungo di se di notte furia e calca,
pur che i Teban di Bacco avesser uopo,
cotal per quel giron suo passo falca,
per quel ch'io vidi di color, venendo,
cui buon volere e giusto amor cavalca.
Tosto fur sovr' a noi, perche correndo
si movea tutta quella turba magna;
e due dinanzi gridavan piangendo:
<<Maria corse con fretta a la montagna;
e Cesare, per soggiogare Ilerda,
punse Marsilia e poi corse in Ispagna>>.
<<Ratto, ratto, che 'l tempo non si perda
per poco amor>>, gridavan li altri appresso,
<<che studio di ben far grazia rinverda>>.
<<O gente in cui fervore aguto adesso
ricompie forse negligenza e indugio
da voi per tepidezza in ben far messo,
questi che vive, e certo i' non vi bugio,
vuole andar su, pur che 'l sol ne riluca;
pero ne dite ond' e presso il pertugio>>.
Parole furon queste del mio duca;
e un di quelli spirti disse: <<Vieni
di retro a noi, e troverai la buca.
Noi siam di voglia a muoverci si pieni,
che restar non potem; pero perdona,
se villania nostra giustizia tieni.
Io fui abate in San Zeno a Verona
sotto lo 'mperio del buon Barbarossa,
di cui dolente ancor Milan ragiona.
E tale ha gia l'un pie dentro la fossa,
che tosto piangera quel monastero,
e tristo fia d'avere avuta possa;
perche suo figlio, mal del corpo intero,
e de la mente peggio, e che mal nacque,
ha posto in loco di suo pastor vero>>.
Io non so se piu disse o s'ei si tacque,
tant' era gia di la da noi trascorso;
ma questo intesi, e ritener mi piacque.
E quei che m'era ad ogne uopo soccorso
disse: <<Volgiti qua: vedine due
venir dando a l'accidia di morso>>.
Di retro a tutti dicean: <<Prima fue
morta la gente a cui il mar s'aperse,
che vedesse Iordan le rede sue.
E quella che l'affanno non sofferse
fino a la fine col figlio d'Anchise,
se stessa a vita sanza gloria offerse>>.