Canto XXI
La sete natural che mai non sazia
se non con l'acqua onde la femminetta
samaritana domando la grazia,
mi travagliava, e pungeami la fretta
per la 'mpacciata via dietro al mio duca,
e condoleami a la giusta vendetta.
La sete natural che mai non sazia
se non con l'acqua onde la femminetta
samaritana domando la grazia,
mi travagliava, e pungeami la fretta
per la 'mpacciata via dietro al mio duca,
e condoleami a la giusta vendetta.
Dante - La Divina Commedia
O Segnor mio, quando saro io lieto
a veder la vendetta che, nascosa,
fa dolce l'ira tua nel tuo secreto?
Cio ch'io dicea di quell' unica sposa
de lo Spirito Santo e che ti fece
verso me volger per alcuna chiosa,
tanto e risposto a tutte nostre prece
quanto 'l di dura; ma com' el s'annotta,
contrario suon prendemo in quella vece.
Noi repetiam Pigmalion allotta,
cui traditore e ladro e paricida
fece la voglia sua de l'oro ghiotta;
e la miseria de l'avaro Mida,
che segui a la sua dimanda gorda,
per la qual sempre convien che si rida.
Del folle Acan ciascun poi si ricorda,
come furo le spoglie, si che l'ira
di Iosue qui par ch'ancor lo morda.
Indi accusiam col marito Saffira;
lodiam i calci ch'ebbe Eliodoro;
e in infamia tutto 'l monte gira
Polinestor ch'ancise Polidoro;
ultimamente ci si grida: "Crasso,
dilci, che 'l sai: di che sapore e l'oro? ".
Talor parla l'uno alto e l'altro basso,
secondo l'affezion ch'ad ir ci sprona
ora a maggiore e ora a minor passo:
pero al ben che 'l di ci si ragiona,
dianzi non era io sol; ma qui da presso
non alzava la voce altra persona>>.
Noi eravam partiti gia da esso,
e brigavam di soverchiar la strada
tanto quanto al poder n'era permesso,
quand' io senti', come cosa che cada,
tremar lo monte; onde mi prese un gelo
qual prender suol colui ch'a morte vada.
Certo non si scoteo si forte Delo,
pria che Latona in lei facesse 'l nido
a parturir li due occhi del cielo.
Poi comincio da tutte parti un grido
tal, che 'l maestro inverso me si feo,
dicendo: <<Non dubbiar, mentr' io ti guido>>.
'Gloria in excelsis' tutti 'Deo'
dicean, per quel ch'io da' vicin compresi,
onde intender lo grido si poteo.
No' istavamo immobili e sospesi
come i pastor che prima udir quel canto,
fin che 'l tremar cesso ed el compiesi.
Poi ripigliammo nostro cammin santo,
guardando l'ombre che giacean per terra,
tornate gia in su l'usato pianto.
Nulla ignoranza mai con tanta guerra
mi fe desideroso di sapere,
se la memoria mia in cio non erra,
quanta pareami allor, pensando, avere;
ne per la fretta dimandare er' oso,
ne per me li potea cosa vedere:
cosi m'andava timido e pensoso.
Purgatorio ?
Canto XXI
La sete natural che mai non sazia
se non con l'acqua onde la femminetta
samaritana domando la grazia,
mi travagliava, e pungeami la fretta
per la 'mpacciata via dietro al mio duca,
e condoleami a la giusta vendetta.
Ed ecco, si come ne scrive Luca
che Cristo apparve a' due ch'erano in via,
gia surto fuor de la sepulcral buca,
ci apparve un'ombra, e dietro a noi venia,
dal pie guardando la turba che giace;
ne ci addemmo di lei, si parlo pria,
dicendo: <<O frati miei, Dio vi dea pace>>.
Noi ci volgemmo subiti, e Virgilio
rendeli 'l cenno ch'a cio si conface.
Poi comincio: <<Nel beato concilio
ti ponga in pace la verace corte
che me rilega ne l'etterno essilio>>.
<<Come! >>, diss' elli, e parte andavam forte:
<<se voi siete ombre che Dio su non degni,
chi v'ha per la sua scala tanto scorte? >>.
E 'l dottor mio: <<Se tu riguardi a' segni
che questi porta e che l'angel profila,
ben vedrai che coi buon convien ch'e' regni.
Ma perche lei che di e notte fila
non li avea tratta ancora la conocchia
che Cloto impone a ciascuno e compila,
l'anima sua, ch'e tua e mia serocchia,
venendo su, non potea venir sola,
pero ch'al nostro modo non adocchia.
Ond' io fui tratto fuor de l'ampia gola
d'inferno per mostrarli, e mosterrolli
oltre, quanto 'l potra menar mia scola.
Ma dimmi, se tu sai, perche tai crolli
die dianzi 'l monte, e perche tutto ad una
parve gridare infino a' suoi pie molli>>.
Si mi die, dimandando, per la cruna
del mio disio, che pur con la speranza
si fece la mia sete men digiuna.
Quei comincio: <<Cosa non e che sanza
ordine senta la religione
de la montagna, o che sia fuor d'usanza.
Libero e qui da ogne alterazione:
di quel che 'l ciel da se in se riceve
esser ci puote, e non d'altro, cagione.
Per che non pioggia, non grando, non neve,
non rugiada, non brina piu su cade
che la scaletta di tre gradi breve;
nuvole spesse non paion ne rade,
ne coruscar, ne figlia di Taumante,
che di la cangia sovente contrade;
secco vapor non surge piu avante
ch'al sommo d'i tre gradi ch'io parlai,
dov' ha 'l vicario di Pietro le piante.
Trema forse piu giu poco o assai;
ma per vento che 'n terra si nasconda,
non so come, qua su non tremo mai.