Ne l'impetrare
ispirazion
mi valse,
con le quali e in sogno e altrimenti
lo rivocai: si poco a lui ne calse!
con le quali e in sogno e altrimenti
lo rivocai: si poco a lui ne calse!
Dante - La Divina Commedia
Ben son, ben son Beatrice.
Come degnasti d'accedere al monte?
non sapei tu che qui e l'uom felice? >>.
Li occhi mi cadder giu nel chiaro fonte;
ma veggendomi in esso, i trassi a l'erba,
tanta vergogna mi gravo la fronte.
Cosi la madre al figlio par superba,
com' ella parve a me; perche d'amaro
sente il sapor de la pietade acerba.
Ella si tacque; e li angeli cantaro
di subito 'In te, Domine, speravi';
ma oltre 'pedes meos' non passaro.
Si come neve tra le vive travi
per lo dosso d'Italia si congela,
soffiata e stretta da li venti schiavi,
poi, liquefatta, in se stessa trapela,
pur che la terra che perde ombra spiri,
si che par foco fonder la candela;
cosi fui sanza lagrime e sospiri
anzi 'l cantar di quei che notan sempre
dietro a le note de li etterni giri;
ma poi che 'ntesi ne le dolci tempre
lor compatire a me, par che se detto
avesser: 'Donna, perche si lo stempre? ',
lo gel che m'era intorno al cor ristretto,
spirito e acqua fessi, e con angoscia
de la bocca e de li occhi usci del petto.
Ella, pur ferma in su la detta coscia
del carro stando, a le sustanze pie
volse le sue parole cosi poscia:
<<Voi vigilate ne l'etterno die,
si che notte ne sonno a voi non fura
passo che faccia il secol per sue vie;
onde la mia risposta e con piu cura
che m'intenda colui che di la piagne,
perche sia colpa e duol d'una misura.
Non pur per ovra de le rote magne,
che drizzan ciascun seme ad alcun fine
secondo che le stelle son compagne,
ma per larghezza di grazie divine,
che si alti vapori hanno a lor piova,
che nostre viste la non van vicine,
questi fu tal ne la sua vita nova
virtualmente, ch'ogne abito destro
fatto averebbe in lui mirabil prova.
Ma tanto piu maligno e piu silvestro
si fa 'l terren col mal seme e non colto,
quant' elli ha piu di buon vigor terrestro.
Alcun tempo il sostenni col mio volto:
mostrando li occhi giovanetti a lui,
meco il menava in dritta parte volto.
Si tosto come in su la soglia fui
di mia seconda etade e mutai vita,
questi si tolse a me, e diessi altrui.
Quando di carne a spirto era salita,
e bellezza e virtu cresciuta m'era,
fu' io a lui men cara e men gradita;
e volse i passi suoi per via non vera,
imagini di ben seguendo false,
che nulla promession rendono intera.
Ne l'impetrare ispirazion mi valse,
con le quali e in sogno e altrimenti
lo rivocai: si poco a lui ne calse!
Tanto giu cadde, che tutti argomenti
a la salute sua eran gia corti,
fuor che mostrarli le perdute genti.
Per questo visitai l'uscio d'i morti,
e a colui che l'ha qua su condotto,
li prieghi miei, piangendo, furon porti.
Alto fato di Dio sarebbe rotto,
se Lete si passasse e tal vivanda
fosse gustata sanza alcuno scotto
di pentimento che lagrime spanda>>.
Purgatorio ? Canto XXXI
<<O tu che se' di la dal fiume sacro>>,
volgendo suo parlare a me per punta,
che pur per taglio m'era paruto acro,
ricomincio, seguendo sanza cunta,
<<di, di se questo e vero: a tanta accusa
tua confession conviene esser congiunta>>.
Era la mia virtu tanto confusa,
che la voce si mosse, e pria si spense
che da li organi suoi fosse dischiusa.
Poco sofferse; poi disse: <<Che pense?
Rispondi a me; che le memorie triste
in te non sono ancor da l'acqua offense>>.
Confusione e paura insieme miste
mi pinsero un tal <<si>> fuor de la bocca,
al quale intender fuor mestier le viste.
Come balestro frange, quando scocca
da troppa tesa, la sua corda e l'arco,
e con men foga l'asta il segno tocca,
si scoppia' io sottesso grave carco,
fuori sgorgando lagrime e sospiri,
e la voce allento per lo suo varco.
Ond' ella a me: <<Per entro i mie' disiri,
che ti menavano ad amar lo bene
di la dal qual non e a che s'aspiri,
quai fossi attraversati o quai catene
trovasti, per che del passare innanzi
dovessiti cosi spogliar la spene?
E quali agevolezze o quali avanzi
ne la fronte de li altri si mostraro,
per che dovessi lor passeggiare anzi? >>.
Dopo la tratta d'un sospiro amaro,
a pena ebbi la voce che rispuose,
e le labbra a fatica la formaro.
Piangendo dissi: <<Le presenti cose
col falso lor piacer volser miei passi,
tosto che 'l vostro viso si nascose>>.
Come degnasti d'accedere al monte?
non sapei tu che qui e l'uom felice? >>.
Li occhi mi cadder giu nel chiaro fonte;
ma veggendomi in esso, i trassi a l'erba,
tanta vergogna mi gravo la fronte.
Cosi la madre al figlio par superba,
com' ella parve a me; perche d'amaro
sente il sapor de la pietade acerba.
Ella si tacque; e li angeli cantaro
di subito 'In te, Domine, speravi';
ma oltre 'pedes meos' non passaro.
Si come neve tra le vive travi
per lo dosso d'Italia si congela,
soffiata e stretta da li venti schiavi,
poi, liquefatta, in se stessa trapela,
pur che la terra che perde ombra spiri,
si che par foco fonder la candela;
cosi fui sanza lagrime e sospiri
anzi 'l cantar di quei che notan sempre
dietro a le note de li etterni giri;
ma poi che 'ntesi ne le dolci tempre
lor compatire a me, par che se detto
avesser: 'Donna, perche si lo stempre? ',
lo gel che m'era intorno al cor ristretto,
spirito e acqua fessi, e con angoscia
de la bocca e de li occhi usci del petto.
Ella, pur ferma in su la detta coscia
del carro stando, a le sustanze pie
volse le sue parole cosi poscia:
<<Voi vigilate ne l'etterno die,
si che notte ne sonno a voi non fura
passo che faccia il secol per sue vie;
onde la mia risposta e con piu cura
che m'intenda colui che di la piagne,
perche sia colpa e duol d'una misura.
Non pur per ovra de le rote magne,
che drizzan ciascun seme ad alcun fine
secondo che le stelle son compagne,
ma per larghezza di grazie divine,
che si alti vapori hanno a lor piova,
che nostre viste la non van vicine,
questi fu tal ne la sua vita nova
virtualmente, ch'ogne abito destro
fatto averebbe in lui mirabil prova.
Ma tanto piu maligno e piu silvestro
si fa 'l terren col mal seme e non colto,
quant' elli ha piu di buon vigor terrestro.
Alcun tempo il sostenni col mio volto:
mostrando li occhi giovanetti a lui,
meco il menava in dritta parte volto.
Si tosto come in su la soglia fui
di mia seconda etade e mutai vita,
questi si tolse a me, e diessi altrui.
Quando di carne a spirto era salita,
e bellezza e virtu cresciuta m'era,
fu' io a lui men cara e men gradita;
e volse i passi suoi per via non vera,
imagini di ben seguendo false,
che nulla promession rendono intera.
Ne l'impetrare ispirazion mi valse,
con le quali e in sogno e altrimenti
lo rivocai: si poco a lui ne calse!
Tanto giu cadde, che tutti argomenti
a la salute sua eran gia corti,
fuor che mostrarli le perdute genti.
Per questo visitai l'uscio d'i morti,
e a colui che l'ha qua su condotto,
li prieghi miei, piangendo, furon porti.
Alto fato di Dio sarebbe rotto,
se Lete si passasse e tal vivanda
fosse gustata sanza alcuno scotto
di pentimento che lagrime spanda>>.
Purgatorio ? Canto XXXI
<<O tu che se' di la dal fiume sacro>>,
volgendo suo parlare a me per punta,
che pur per taglio m'era paruto acro,
ricomincio, seguendo sanza cunta,
<<di, di se questo e vero: a tanta accusa
tua confession conviene esser congiunta>>.
Era la mia virtu tanto confusa,
che la voce si mosse, e pria si spense
che da li organi suoi fosse dischiusa.
Poco sofferse; poi disse: <<Che pense?
Rispondi a me; che le memorie triste
in te non sono ancor da l'acqua offense>>.
Confusione e paura insieme miste
mi pinsero un tal <<si>> fuor de la bocca,
al quale intender fuor mestier le viste.
Come balestro frange, quando scocca
da troppa tesa, la sua corda e l'arco,
e con men foga l'asta il segno tocca,
si scoppia' io sottesso grave carco,
fuori sgorgando lagrime e sospiri,
e la voce allento per lo suo varco.
Ond' ella a me: <<Per entro i mie' disiri,
che ti menavano ad amar lo bene
di la dal qual non e a che s'aspiri,
quai fossi attraversati o quai catene
trovasti, per che del passare innanzi
dovessiti cosi spogliar la spene?
E quali agevolezze o quali avanzi
ne la fronte de li altri si mostraro,
per che dovessi lor passeggiare anzi? >>.
Dopo la tratta d'un sospiro amaro,
a pena ebbi la voce che rispuose,
e le labbra a fatica la formaro.
Piangendo dissi: <<Le presenti cose
col falso lor piacer volser miei passi,
tosto che 'l vostro viso si nascose>>.