Canto XXX
Forse semilia miglia di lontano
ci ferve l'ora sesta, e questo mondo
china gia l'ombra quasi al letto piano,
quando 'l mezzo del cielo, a noi profondo,
comincia a farsi tal, ch'alcuna stella
perde il parere infino a questo fondo;
e come vien la chiarissima ancella
del sol piu oltre, cosi 'l ciel si chiude
di vista in vista infino a la piu bella.
Forse semilia miglia di lontano
ci ferve l'ora sesta, e questo mondo
china gia l'ombra quasi al letto piano,
quando 'l mezzo del cielo, a noi profondo,
comincia a farsi tal, ch'alcuna stella
perde il parere infino a questo fondo;
e come vien la chiarissima ancella
del sol piu oltre, cosi 'l ciel si chiude
di vista in vista infino a la piu bella.
Dante - La Divina Commedia
E ancor questo qua su si comporta
con men disdegno che quando e posposta
la divina Scrittura o quando e torta.
Non vi si pensa quanto sangue costa
seminarla nel mondo e quanto piace
chi umilmente con essa s'accosta.
Per apparer ciascun s'ingegna e face
sue invenzioni; e quelle son trascorse
da' predicanti e 'l Vangelio si tace.
Un dice che la luna si ritorse
ne la passion di Cristo e s'interpuose,
per che 'l lume del sol giu non si porse;
e mente, che la luce si nascose
da se: pero a li Spani e a l'Indi
come a' Giudei tale eclissi rispuose.
Non ha Fiorenza tanti Lapi e Bindi
quante si fatte favole per anno
in pergamo si gridan quinci e quindi:
si che le pecorelle, che non sanno,
tornan del pasco pasciute di vento,
e non le scusa non veder lo danno.
Non disse Cristo al suo primo convento:
'Andate, e predicate al mondo ciance';
ma diede lor verace fondamento;
e quel tanto sono ne le sue guance,
si ch'a pugnar per accender la fede
de l'Evangelio fero scudo e lance.
Ora si va con motti e con iscede
a predicare, e pur che ben si rida,
gonfia il cappuccio e piu non si richiede.
Ma tale uccel nel becchetto s'annida,
che se 'l vulgo il vedesse, vederebbe
la perdonanza di ch'el si confida:
per cui tanta stoltezza in terra crebbe,
che, sanza prova d'alcun testimonio,
ad ogne promession si correrebbe.
Di questo ingrassa il porco sant' Antonio,
e altri assai che sono ancor piu porci,
pagando di moneta sanza conio.
Ma perche siam digressi assai, ritorci
li occhi oramai verso la dritta strada,
si che la via col tempo si raccorci.
Questa natura si oltre s'ingrada
in numero, che mai non fu loquela
ne concetto mortal che tanto vada;
e se tu guardi quel che si revela
per Daniel, vedrai che 'n sue migliaia
determinato numero si cela.
La prima luce, che tutta la raia,
per tanti modi in essa si recepe,
quanti son li splendori a chi s'appaia.
Onde, pero che a l'atto che concepe
segue l'affetto, d'amar la dolcezza
diversamente in essa ferve e tepe.
Vedi l'eccelso omai e la larghezza
de l'etterno valor, poscia che tanti
speculi fatti s'ha in che si spezza,
uno manendo in se come davanti>>.
Paradiso ?
Canto XXX
Forse semilia miglia di lontano
ci ferve l'ora sesta, e questo mondo
china gia l'ombra quasi al letto piano,
quando 'l mezzo del cielo, a noi profondo,
comincia a farsi tal, ch'alcuna stella
perde il parere infino a questo fondo;
e come vien la chiarissima ancella
del sol piu oltre, cosi 'l ciel si chiude
di vista in vista infino a la piu bella.
Non altrimenti il triunfo che lude
sempre dintorno al punto che mi vinse,
parendo inchiuso da quel ch'elli 'nchiude,
a poco a poco al mio veder si stinse:
per che tornar con li occhi a Beatrice
nulla vedere e amor mi costrinse.
Se quanto infino a qui di lei si dice
fosse conchiuso tutto in una loda,
poca sarebbe a fornir questa vice.
La bellezza ch'io vidi si trasmoda
non pur di la da noi, ma certo io credo
che solo il suo fattor tutta la goda.
Da questo passo vinto mi concedo
piu che gia mai da punto di suo tema
soprato fosse comico o tragedo:
che, come sole in viso che piu trema,
cosi lo rimembrar del dolce riso
la mente mia da me medesmo scema.
Dal primo giorno ch'i' vidi il suo viso
in questa vita, infino a questa vista,
non m'e il seguire al mio cantar preciso;
ma or convien che mio seguir desista
piu dietro a sua bellezza, poetando,
come a l'ultimo suo ciascuno artista.
Cotal qual io lascio a maggior bando
che quel de la mia tuba, che deduce
l'ardua sua matera terminando,
con atto e voce di spedito duce
ricomincio: <<Noi siamo usciti fore
del maggior corpo al ciel ch'e pura luce:
luce intellettual, piena d'amore;
amor di vero ben, pien di letizia;
letizia che trascende ogne dolzore.
Qui vederai l'una e l'altra milizia
di paradiso, e l'una in quelli aspetti
che tu vedrai a l'ultima giustizia>>.
Come subito lampo che discetti
li spiriti visivi, si che priva
da l'atto l'occhio di piu forti obietti,
cosi mi circunfulse luce viva,
e lasciommi fasciato di tal velo
del suo fulgor, che nulla m'appariva.
<<Sempre l'amor che queta questo cielo
accoglie in se con si fatta salute,
per far disposto a sua fiamma il candelo>>.
Non fur piu tosto dentro a me venute
queste parole brievi, ch'io compresi
me sormontar di sopr' a mia virtute;
e di novella vista mi raccesi
tale, che nulla luce e tanto mera,
che li occhi miei non si fosser difesi;
e vidi lume in forma di rivera
fulvido di fulgore, intra due rive
dipinte di mirabil primavera.
Di tal fiumana uscian faville vive,
e d'ogne parte si mettien ne' fiori,
quasi rubin che oro circunscrive;
poi, come inebriate da li odori,
riprofondavan se nel miro gurge,
e s'una intrava, un'altra n'uscia fori.
<<L'alto disio che mo t'infiamma e urge,
d'aver notizia di cio che tu vei,
tanto mi piace piu quanto piu turge;
ma di quest' acqua convien che tu bei
prima che tanta sete in te si sazi>>:
cosi mi disse il sol de li occhi miei.
Anche soggiunse: <<Il fiume e li topazi
ch'entrano ed escono e 'l rider de l'erbe
son di lor vero umbriferi prefazi.
Non che da se sian queste cose acerbe;
ma e difetto da la parte tua,
che non hai viste ancor tanto superbe>>.
Non e fantin che si subito rua
col volto verso il latte, se si svegli
molto tardato da l'usanza sua,
come fec' io, per far migliori spegli
ancor de li occhi, chinandomi a l'onda
che si deriva perche vi s'immegli;
e si come di lei bevve la gronda
de le palpebre mie, cosi mi parve
di sua lunghezza divenuta tonda.