Quella medesma voce che paura
tolta m'avea del subito abbarbaglio,
di ragionare ancor mi mise in cura;
e disse: <
ti conviene schiarar: dicer convienti
chi drizzo l'arco tuo a tal berzaglio>>.
tolta m'avea del subito abbarbaglio,
di ragionare ancor mi mise in cura;
e disse: <
chi drizzo l'arco tuo a tal berzaglio>>.
Dante - La Divina Commedia
Poscia tra esse un lume si schiari
si che, se 'l Cancro avesse un tal cristallo,
l'inverno avrebbe un mese d'un sol di.
E come surge e va ed entra in ballo
vergine lieta, sol per fare onore
a la novizia, non per alcun fallo,
cosi vid' io lo schiarato splendore
venire a' due che si volgieno a nota
qual conveniesi al loro ardente amore.
Misesi li nel canto e ne la rota;
e la mia donna in lor tenea l'aspetto,
pur come sposa tacita e immota.
<<Questi e colui che giacque sopra 'l petto
del nostro pellicano, e questi fue
di su la croce al grande officio eletto>>.
La donna mia cosi; ne pero piue
mosser la vista sua di stare attenta
poscia che prima le parole sue.
Qual e colui ch'adocchia e s'argomenta
di vedere eclissar lo sole un poco,
che, per veder, non vedente diventa;
tal mi fec' io a quell' ultimo foco
mentre che detto fu: <<Perche t'abbagli
per veder cosa che qui non ha loco?
In terra e terra il mio corpo, e saragli
tanto con li altri, che 'l numero nostro
con l'etterno proposito s'agguagli.
Con le due stole nel beato chiostro
son le due luci sole che saliro;
e questo apporterai nel mondo vostro>>.
A questa voce l'infiammato giro
si quieto con esso il dolce mischio
che si facea nel suon del trino spiro,
si come, per cessar fatica o rischio,
li remi, pria ne l'acqua ripercossi,
tutti si posano al sonar d'un fischio.
Ahi quanto ne la mente mi commossi,
quando mi volsi per veder Beatrice,
per non poter veder, benche io fossi
presso di lei, e nel mondo felice!
Paradiso ? Canto XXVI
Mentr' io dubbiava per lo viso spento,
de la fulgida fiamma che lo spense
usci un spiro che mi fece attento,
dicendo: <<Intanto che tu ti risense
de la vista che hai in me consunta,
ben e che ragionando la compense.
Comincia dunque; e di ove s'appunta
l'anima tua, e fa ragion che sia
la vista in te smarrita e non defunta:
perche la donna che per questa dia
region ti conduce, ha ne lo sguardo
la virtu ch'ebbe la man d'Anania>>.
Io dissi: <<Al suo piacere e tosto e tardo
vegna remedio a li occhi, che fuor porte
quand' ella entro col foco ond' io sempr' ardo.
Lo ben che fa contenta questa corte,
Alfa e O e di quanta scrittura
mi legge Amore o lievemente o forte>>.
Quella medesma voce che paura
tolta m'avea del subito abbarbaglio,
di ragionare ancor mi mise in cura;
e disse: <
chi drizzo l'arco tuo a tal berzaglio>>.
E io: <<Per filosofici argomenti
e per autorita che quinci scende
cotale amor convien che in me si 'mprenti:
che 'l bene, in quanto ben, come s'intende,
cosi accende amore, e tanto maggio
quanto piu di bontate in se comprende.
Dunque a l'essenza ov' e tanto avvantaggio,
che ciascun ben che fuor di lei si trova
altro non e ch'un lume di suo raggio,
piu che in altra convien che si mova
la mente, amando, di ciascun che cerne
il vero in che si fonda questa prova.
Tal vero a l'intelletto mio sterne
colui che mi dimostra il primo amore
di tutte le sustanze sempiterne.
Sternel la voce del verace autore,
che dice a Moise, di se parlando:
'Io ti faro vedere ogne valore'.
Sternilmi tu ancora, incominciando
l'alto preconio che grida l'arcano
di qui la giu sovra ogne altro bando>>.
E io udi': <<Per intelletto umano
e per autoritadi a lui concorde
d'i tuoi amori a Dio guarda il sovrano.
Ma di ancor se tu senti altre corde
tirarti verso lui, si che tu suone
con quanti denti questo amor ti morde>>.
Non fu latente la santa intenzione
de l'aguglia di Cristo, anzi m'accorsi
dove volea menar mia professione.
Pero ricominciai: <<Tutti quei morsi
che posson far lo cor volgere a Dio,
a la mia caritate son concorsi:
che l'essere del mondo e l'esser mio,
la morte ch'el sostenne perch' io viva,
e quel che spera ogne fedel com' io,
con la predetta conoscenza viva,
tratto m'hanno del mar de l'amor torto,
e del diritto m'han posto a la riva.
Le fronde onde s'infronda tutto l'orto
de l'ortolano etterno, am' io cotanto
quanto da lui a lor di bene e porto>>.
Si com' io tacqui, un dolcissimo canto
risono per lo cielo, e la mia donna
dicea con li altri: <<Santo, santo, santo! >>.
E come a lume acuto si disonna
per lo spirto visivo che ricorre
a lo splendor che va di gonna in gonna,
e lo svegliato cio che vede aborre,
si nescia e la subita vigilia
fin che la stimativa non soccorre;
cosi de li occhi miei ogne quisquilia
fugo Beatrice col raggio d'i suoi,
che rifulgea da piu di mille milia:
onde mei che dinanzi vidi poi;
e quasi stupefatto domandai
d'un quarto lume ch'io vidi tra noi.
E la mia donna: <<Dentro da quei rai
vagheggia il suo fattor l'anima prima
che la prima virtu creasse mai>>.
Come la fronda che flette la cima
nel transito del vento, e poi si leva
per la propria virtu che la soblima,
fec' io in tanto in quant' ella diceva,
stupendo, e poi mi rifece sicuro
un disio di parlare ond' io ardeva.