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e
giustizia
e speranza fa men duri,
drizzate noi verso li alti saliri>>.
drizzate noi verso li alti saliri>>.
Dante - La Divina Commedia
L'altra prendea, e dinanzi l'apria
fendendo i drappi, e mostravami 'l ventre;
quel mi sveglio col puzzo che n'uscia.
Io mossi li occhi, e 'l buon maestro: <<Almen tre
voci t'ho messe! >>, dicea, <<Surgi e vieni;
troviam l'aperta per la qual tu entre>>.
Su mi levai, e tutti eran gia pieni
de l'alto di i giron del sacro monte,
e andavam col sol novo a le reni.
Seguendo lui, portava la mia fronte
come colui che l'ha di pensier carca,
che fa di se un mezzo arco di ponte;
quand' io udi' <<Venite; qui si varca>>
parlare in modo soave e benigno,
qual non si sente in questa mortal marca.
Con l'ali aperte, che parean di cigno,
volseci in su colui che si parlonne
tra due pareti del duro macigno.
Mosse le penne poi e ventilonne,
'Qui lugent' affermando esser beati,
ch'avran di consolar l'anime donne.
<<Che hai che pur inver' la terra guati? >>,
la guida mia incomincio a dirmi,
poco amendue da l'angel sormontati.
E io: <<Con tanta sospeccion fa irmi
novella vision ch'a se mi piega,
si ch'io non posso dal pensar partirmi>>.
<<Vedesti>>, disse, <<quell'antica strega
che sola sovr' a noi omai si piagne;
vedesti come l'uom da lei si slega.
Bastiti, e batti a terra le calcagne;
li occhi rivolgi al logoro che gira
lo rege etterno con le rote magne>>.
Quale 'l falcon, che prima a' pie si mira,
indi si volge al grido e si protende
per lo disio del pasto che la il tira,
tal mi fec' io; e tal, quanto si fende
la roccia per dar via a chi va suso,
n'andai infin dove 'l cerchiar si prende.
Com' io nel quinto giro fui dischiuso,
vidi gente per esso che piangea,
giacendo a terra tutta volta in giuso.
'Adhaesit pavimento anima mea'
sentia dir lor con si alti sospiri,
che la parola a pena s'intendea.
<
drizzate noi verso li alti saliri>>.
<<Se voi venite dal giacer sicuri,
e volete trovar la via piu tosto,
le vostre destre sien sempre di fori>>.
Cosi prego 'l poeta, e si risposto
poco dinanzi a noi ne fu; per ch'io
nel parlare avvisai l'altro nascosto,
e volsi li occhi a li occhi al segnor mio:
ond' elli m'assenti con lieto cenno
cio che chiedea la vista del disio.
Poi ch'io potei di me fare a mio senno,
trassimi sovra quella creatura
le cui parole pria notar mi fenno,
dicendo: <<Spirto in cui pianger matura
quel sanza 'l quale a Dio tornar non possi,
sosta un poco per me tua maggior cura.
Chi fosti e perche volti avete i dossi
al su, mi di, e se vuo' ch'io t'impetri
cosa di la ond' io vivendo mossi>>.
Ed elli a me: <<Perche i nostri diretri
rivolga il cielo a se, saprai; ma prima
scias quod ego fui successor Petri.
Intra Siestri e Chiaveri s'adima
una fiumana bella, e del suo nome
lo titol del mio sangue fa sua cima.
Un mese e poco piu prova' io come
pesa il gran manto a chi dal fango il guarda,
che piuma sembran tutte l'altre some.
La mia conversione, ome! , fu tarda;
ma, come fatto fui roman pastore,
cosi scopersi la vita bugiarda.
Vidi che li non s'acquetava il core,
ne piu salir potiesi in quella vita;
per che di questa in me s'accese amore.
Fino a quel punto misera e partita
da Dio anima fui, del tutto avara;
or, come vedi, qui ne son punita.
Quel ch'avarizia fa, qui si dichiara
in purgazion de l'anime converse;
e nulla pena il monte ha piu amara.
Si come l'occhio nostro non s'aderse
in alto, fisso a le cose terrene,
cosi giustizia qui a terra il merse.
Come avarizia spense a ciascun bene
lo nostro amore, onde operar perdesi,
cosi giustizia qui stretti ne tene,
ne' piedi e ne le man legati e presi;
e quanto fia piacer del giusto Sire,
tanto staremo immobili e distesi>>.
Io m'era inginocchiato e volea dire;
ma com' io cominciai ed el s'accorse,
solo ascoltando, del mio reverire,
<<Qual cagion>>, disse, <<in giu cosi ti torse?